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Pronto soccorso, ora si cambia: «Aree separate per i non gravi»

Il primario annuncia gli interventi anti-affollamento: amplieremo la superficie. L’associazione diritti degli anziani chiede una corsia preferenziale per gli over75 

MANTOVA. Ampliamento di duecento metri quadrati dell’area del triage, riorganizzazione del pronto soccorso per aree in base alla gravità del paziente, creazione di una stanza apposita per i pazienti destinati ai reparti per evitare la concentrazione di barelle nel pronto soccorso.

È il piano di riorganizzazione del servizio di prima linea dell’ospedale Poma che dovrebbe, in buona parte, scattare nel corso dell’anno prossimo. Ne ha parlato il primario del pronto soccorso, il dottor Mario Luppi, nel corso di un dibattito indetto dall’Associazione per i diritti degli anziani nell’ambito della festa degli anziani organizzata assieme alla Uil pensionati e al Comune di Mantova.

Il tema era quello ben noto dei lunghi tempi di attesa che spesso i pazienti devono sopportare al pronto soccorso per una serie di motivi, che vanno dalla carenza di personale all’eccessivo ricorso al servizio di urgenza da parte di pazienti con patologie leggere che potrebbero essere gestite con i medici di base.

La proposta dell’associazione Ada presieduta da Enrico Grazioli, consigliere comunale, è quella che ha dato il titolo al confronto: creare una corsia preferenziale per gli anziani per migliorare l’accesso al pronto soccorso.

«L’idea è di istituire una sorta di codice argento per gli over 75 – dice Grazioli – che incidono per il 60% degli accessi. E tra loro, solo il 20-30% hanno davvero bisogno del pronto soccorso. L’idea sarebbe di utilizzare uno dei tanti padiglioni vuoti e attrezzarlo per i codici d’argento. Ci hanno risposto che purtroppo non è praticabile per via delle carenze di personale».

Al convegno erano presenti anche l’assessore al welfare Caprini (il Comune sta cercando di promuovere ambulatori di prossimità per diminuire il carico sul Poma), la consigliere regionale Forattini, il geriatra di Aspef, Arvati, il medico di base Negri, il medico del pronto soccorso Benazzi e la segretaria di Fpl Uil Biacca.

Luppi ha spiegato quali sono le soluzioni ipotizzate quantomeno per ridurre il problema. «Avremmo bisogno di un pronto soccorso da 3.500 metri quadri , ma oggi la superficie è di 1.700 – ha detto il primario – abbiamo due progetti. Il primo è un leggero restringimento della sala d’attesa. Il secondo, che dovrebbe essere finanziato l’anno prossimo, è l’ampliamento di 200 metri quadrati del triage. Vogliamo inoltre cambiare il modo di operare nel pronto soccorso, creando aree specifiche per i codici meno gravi (bianco, verde e giallo). Questo permetterebbe ai pazienti di essere visitati in tempi più rapidi. Ci stiamo confrontando con la direzione per trovare una soluzione logistica al lungo stazionamento dei pazienti destinati ai reparti. L’idea è di creare una stanza ampia, seguita da personale, dove attendere il trasferimento in reparto». 


 

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