Diplomi taroccati per fare i bidelli: casi sospetti anche a Mantova

Titoli conseguiti da istituti fantasma o non abilitati per salire le graduatorie. Qualche preside si è rivolto alle autorità  

MANTOVA. Falsi diplomi per poter scalare le graduatorie e poter più facilmente essere assunti in qualche scuola. Stiamo parlando di collaboratori scolastici, più comunemente e familiarmente chiamati bidelli, sospettati di aver presentato carte false, nel senso vero della definizione, per riuscire a trovare lavoro. Il caso più eclatante è scoppiato in Veneto nel mese di settembre, dove venti bidelli sono indagati per aver presentato titoli rilasciati da istituti fantasma.

Ma ci sono casi sospetti anche nel Mantovano, tanto che alcuni presidi si sono rivolti alle forze dell’ordine dopo aver scoperto che qualche collaboratore in servizio nella propria scuola non aveva in realtà i requisiti per essere impiegato.


Il meccanismo sembra essere simile a quello su cui si sta indagando nel Veneto. A Padova, ad esempio, la procura ha avviato agli inizi di settembre un indagine su sette bidelli.

In genere, ci spiegano, si tratta di persone che presentano diplomi conseguiti in scuole paritarie (private) negli anni ’80 o ’90. Si tratta dunque di bidelli non giovanissimi. Il tutto viene inizialmente dichiarato in autocertificazione e spetta alla scuola compiere dei controlli.

Perché diplomi così vecchi? Perché all’epoca tutto veniva scritto su carta e, guarda caso, diversi istituti che avrebbero rilasciato questi diplomi o attestati (ad esempio di corsi professionali) oggi non esistono più. Oppure hanno cambiato titolarità. O non erano autorizzati a rilasciare titoli.

Verificare se un documento è vero o falso non è semplice. Il più delle volte si risale al trucco incrociando i dati attinti nelle banche informatiche di più enti, da quelle dell’istruzione ma anche da quelle delle Ats (Asl). In provveditorato non ci sono statistiche precise, ma il fenomeno è noto. Va aggiunto che si tratta di accuse che vanno sottoposte al vaglio degli investigatori e a quello delle procure. Spesso le persone accusate spiegano di aver conseguito il titolo senza sapere che l'istituto che lo ha rilasciato non era titolato a farlo. Nel caso del Veneto si tratta di istituti campani, ma ce ne sono anche al nord. —


 

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