Innovazione sì, ma sostenibile: da Mantova la nuova sfida per le imprese

Al Fermi l'incontro sull’economia circolare organizzato da Apindustria

MANTOVA. Innovare nel segno della sostenibilità e della riduzione dell'impatto ambientale. Una sfida per le aziende che impone un cambio netto di visione, nuove logiche e diverse metodologie. Un quadro della situazione, con esempi provenienti dal territorio, è stato tratteggiato in 'Fai circolare l'economia', convegno ospitato dall'istituto superiore Fermi e organizzato da Apindustria, Seprim e Politecnico di Milano.

«La sostenibilità è un’opportunità per le aziende ma anche un impegno e un costo - ha spiegato Pierpaolo Freddi di Seprim - I progetti devono partire da un’analisi seria dell’azienda e dei prodotti per poter sfruttare eventualmente anche i fondi messi a disposizione a livello regionale, nazionale e comunitario. Siamo ancora agli inizio e sarebbe importante poter contare su un linguaggio condiviso di segni e simboli che possa raccontare ai consumatori quanto un prodotto o un servizio sia sostenibile».


Andrea Parma, sempre di Seprim, ha introdotto il tema del bilancio di sostenibilità. «La sostenibilità va misurata altrimenti si corre il rischio di mettere in atto processi e innovazioni che sembrano avere effetti importanti dal punto di vista dell’impatto ambientale e non è così. La misurabilità dei progetti passa dal bilancio di sostenibilità che mette insieme una serie di indici e arriva a calcolare l’impronta fossile di un prodotto. Il passo successivo è quello di spiegare agli stakeholder i vantaggi del prodotto sostenibile».

Elisa Govi, presidente Apindustria Mantova, ha portato l'esempio della sua azienda, Ciesse Paper di Borgo Virgilio, che produce contenitori per alimenti totalmente plastic free e realizzati in carta erba, completamente riciclabili e compostabili. Al centro del dibattito anche il tema della eco-progettazione. «Una strada obbligata - ha spiegato Carlo Proserpio del Politecnico di Milano - Consente di ripensare un prodotto per tutto l’arco della sua vita. Lo si progetta non solo con l’attenzione al suo utilizzo ma anche alla sua manutenzione e allo smaltimento finale. Occorre anche essere attenti a verificare quale sia il momento di maggior impatto ambientale nella vita di un prodotto. Se pensiamo ad un’ascensore molti pensano che il maggior impatto ambientale derivi dal suo smaltimento a fine vita e invece è l’utilizzo di energia durante il suo funzionamento».

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