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Corte Castiglioni, un gioiello dimenticato: così va in rovina un tesoro di storia e arte

Marcaria. Cela affreschi della scuola di Giulio Romano, eppure perde pezzi e non ospita più eventi. Le ipotesi per salvarla

Luca Ferro
2 minuti di lettura

MARCARIA. Da gioiello del XV secolo a vestigia in rovina: il passo è, purtroppo, molto breve. Corte Castiglioni, storico e rinomato complesso fortificato immerso nelle campagne mantovane, a Casatico di Marcaria, sta vivendo un periodo buio della propria storia. Da sempre culla di svariati eventi (mostre, conferenze, e tanto altro), ora appare come dimenticata: il pericolo di ulteriori crolli limita ormai ogni possibile iniziativa. Prodotti tipici a Corte, ad esempio, è stata organizzata per molte edizioni raccogliendo ampi consensi. Così come l’esperienza di Rock a Corte, tralasciando le polemiche sorte a causa della politicizzazione della festa, ha permesso durante i concerti di ospitare migliaia di persone nei cortili interni. Tutto questo ormai è un lontano ricordo.

Il recente cedimento di un pezzo di tetto del porticato ha riacceso i fari sulla questione, troppo spesso lontana dai pensieri quotidiani. E sui ricordi.

«Da Venezia ci trasferivamo qui a Casatico durante l’estate. Vivevamo appieno la piccola corte agricola, funzionante, viva» racconta Carlo Castiglioni, rappresentante degli eredi della nobile famiglia che costruì la dimora, e che vanta tra i propri antenati nientemeno che Baldassarre Castiglioni, l’autore de “Il Cortegiano”.

Fu Carlo nel 2008 a seguire il passaggio del 52% del complesso all’amministrazione comunale presieduta dal compianto x sindaci Carlo Orlandini, uno dei più grandi sostenitori di questo antico gioiello. «A partire dagli anni ’80 – prosegue Castiglioni – la corte si è a mano a mano svuotata delle sue funzioni. I tempi sono cambiati, l’economia rurale dell’epoca è scomparsa e la vitalità del paese intorno è diminuita. Ma ora bisogna andare avanti». Già, e si potrebbe magari prendere spunto da esempi funzionanti e vicini: «Penso a palazzo Te e la sua associazione “Amici di Palazzo Te”, o a villa Medici del Vascello nel Cremonese, di proprietà del piccolo Comune di San Giovanni in Croce ma recentemente rimessa a nuovo – considera Castiglioni – si potrebbe ripartire da un’associazione di volontari. C’è un intreccio di valenza artistica, storia e ricordi che non può essere ignorata».

È dello stesso avviso anche l’ex sindaco di Marcaria, Ezio Zani, uno dei primi ad occuparsi del passaggio di consegne dell’edificio vent’anni fa: «Al giorno d’oggi la gestione di un bene simile non può far parte della quotidianità di un Comune – analizza – le risorse a disposizione delle amministrazioni sono sempre meno. Servirebbe altro: un soggetto votato alla tutela e valorizzazione del bene, magari partecipato da altri enti pubblici e privati-istituzionali come Regione, fondazioni bancarie, Fondo Ambiente Italiano. Bisognerebbe passarlo a una fondazione o un’associazione per creare un soggetto meno farraginoso, più dinamico. Poi da lì si aprono praterie».

La torre stellata ottagonale, che ospita gli affreschi della scuola di Giulio Romano, artista di cui si parla tanto in questi giorni, e la camera padronale, i pezzi pregiati del complesso, sono stati restaurati pochi anni fa e sarebbero pronti a mostrarsi in tutto il suo splendore, magari al centro di un percorso museale che, a detta del consigliere comunale Stefano Simonazzi, «con poche migliaia di euro sarebbe pronto per aprire al pubblico. In questo modo si valorizzerebbe la corte e soprattutto questa sarebbe aperta al pubblico».

Il sindaco Carlo Alberto Malatesta e la sua squadra devono però fronteggiare una situazione complicata. L’attuale amministrazione, in carica dal 2016, si è trovata a gestire un bene così antico, bisognoso di continue attenzioni e che sta sempre più capitolando sotto i colpi delle intemperie e dello scorrere del tempo.

Ci sono ancora in ballo i famosi due milioni di fondi erogati dalla Regione ai Comuni terremotati, una buona base da cui ripartire. Ma anche Malatesta concorda che il Comune, da solo, può fare ben poco: «Ho saputo che il dipinto di proprietà del Museo del Louvre di Baldassare Castiglioni verrà a Roma – spiega – cercherò di sfruttare il collegamento per porre l’attenzione del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, sul bisogno di un intervento massiccio sull’edificio, finanziato dallo Stato o dalla Regione».

È giunto il momento di mettere da parte le divergenze di vedute e muoversi celermente, con unità di intenti. Per il bene di Marcaria e di Corte Castiglioni. –

 

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