Marcegaglia e la crisi d’impresa: «Superato l’aspetto punitivo»

L’intervento dell’ex presidente di Confindustria al convegno del Sociale a Mantova. Focus sulle nuove regole dedicate a risolvere le situazioni industriali difficili 

MANTOVA. Idee e strumenti di soluzione ai problemi derivanti dalla crisi aziendale che possano consentire a imprese e privati di contrastare lo stato di incertezza che continua ad affliggere il mondo imprenditoriale. Un teatro Sociale gremito ha ospitato la prima giornata di “Le opportunità del debitore in crisi”, convegno in materia di diritto concorsuale e delle esecuzioni organizzato per il nono anno consecutivo a Mantova.

Un'iniziativa voluta dall'Ordine degli avvocati, dall'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, dal Collegio notarile e da Sovemo, con il patrocinio di Corte di Appello di Brescia, tribunale e Comune di Mantova.


Obiettivo della due giorni, che proseguirà questa mattina sempre al Sociale, approfondire ed evidenziare le regole e le criticità delle norme dedicate sia a prevenire che a risolvere le crisi aziendali. Ad aprire i lavori è stata l'ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

«Nel nuovo Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza è assente il termine fallimento - le sue parole - Viene finalmente superato quel vetusto atteggiamento, figlio di un ambiente ideologico per fortuna ormai desueto, che vedeva nell'insuccesso dell’imprenditore le stigmate di un disprezzo quasi moralisticamente connotato. L’insuccesso dell’impresa è un esito possibile in un’economia di mercato, ma ciò di cui si ha bisogno non è un atteggiamento punitivo, bensì una reazione diretta a disciplinare in modo socialmente efficiente il recupero di un progetto che non ha funzionato. In un’economia di mercato è normale ed inevitabile che ci siano casi di insuccesso imprenditoriale e nessuna legge potrà mai evitarli, ma una buona legge è quella che riduca, nella massima misura possibile, i costi sociali dell’insuccesso. Va dunque salutata con pieno favore la scelta del legislatore di varare, con il Codice della crisi, una riforma davvero organica delle procedure concorsuali che rimuova difetti e disfunzionalità del passato».

Punto chiave del nuovo codice, la centralità delle procedure di allerta chiamate a far emergere lo stato di crisi prima dell'insolvenza in modo da consentire interventi di ristrutturazione tempestivi e più efficaci.

«Il successo della nuova governance della crisi d’impresa e, con esso, il salto competitivo del tessuto imprenditoriale passa attraverso due pilastri - ha aggiunto Marcegaglia - Da un lato, l’affidarsi a nuove o rinnovate soluzioni della crisi da parte di imprese in condizioni economico-finanziarie ben diverse e non totalmente compromesse grazie all'efficace azione degli strumenti di allerta. Dall'altro lato, il salto culturale degli operatori della crisi d’impresa. Per il primo profilo non resta che confidare nell'efficacia dell’intervento normativo di soglie di allerta e degli indicatori della crisi. Sotto il secondo profilo, molto si può fare, promuovendo convintamente ogni occasione di confronto, studio e formazione al fine di contribuire fattivamente a generare quel cambio di mentalità in assenza del quale il Codice della crisi finirebbe per risolversi in un’occasione perduta per il Paese. Un lusso che non possiamo e non vogliamo permetterci».
 

Video del giorno

La top model Gisele Bündchen salva una tartaruga marina intrappolata in una rete e la libera in mare

La guida allo shopping del Gruppo Gedi