Podestà, Palazzi già a caccia dei 10 milioni per finire i lavori

«Serviranno per il 2º lotto e dare così continuità al cantiere». I primi contatti nei ministeri in attesa del progetto definitivo



MANTOVA. È sempre emozionante entrare nel Palazzo del Podestà, il monumento duecentesco di piazza Erbe scosso dal terremoto del 2012 tanto da far temere un imminente crollo e in cura dal 2013, pur con un’interruzione di 4 anni, per restituirlo alla città. Quel dedalo di stanze, 227, disposte su otto livelli tra piani regolari e sfalsati (uno infilato nell’altro), sabato 26 e domenica 27 ottobre sarà aperto al pubblico per mostrare che cosa si sta facendo per riportarlo agli antichi splendori, quando il Podestà era al centro della vita pubblica della città con i vari edifici a cui è collegato: la torre civica, l’arengario e la Ragione.


Dopo secoli di abbandono il Comune lo sta recuperando investendo ingenti risorse: 23 milioni già disponibili per il primo lotto con cui consolidare tutto l’edificio che si sviluppa su 9mila metri quadrati e recuperare stanze e saloni per 500 metri e altri 10 milioni, ancora da trovare, per terminare l’opera con le finiture architettoniche e il recupero dei tanti affreschi di varie epoche. Poi si deciderà cosa fare di quel palazzo.



Intanto, si entra nella storia che le imprese Cmsa e Piacenti stanno recuperando. Una breve visita (i lavori in corso impediscono di accedere a gran parte del cantiere) con il sindaco Mattia Palazzi, l’assessore ai lavori pubblici Nicola Martinelli, il dirigente Carmine Mastromarino e i tecnici delle imprese. Si passa tra ponteggi e impalcature e si accede allo scalone del sottoportico dei lattonai che consente di salire subito al quarto livello. Qui c’ è la Pila 1, il cuore di tutto il complesso Podestà-Ragione. Qui ci sono ascensore e scala per consentire anche ai disabili di raggiungere, da un accesso comune, sia il Podestà che la Ragione.

«È come un polipo che con i suoi tentacoli raggiunge tutti i livelli» è l’immagine con cui i tecnici rendono la complessità e l’importanza di quell’opera. Con i 9 milioni che Palazzi riuscì ad avere dal Governo Renzi sono stati anticipati i lavori della Pila 1 inizialmente previsti nel secondo lotto: fondamentale perché così l’agibilità della Ragione passa da 100 a 500 persone. Poco distante gli operai stanno consolidando le volte e preparano lo spazio per i futuri bagni in comune tra i due palazzi, collocati nella parte che dà su via Giustiziati.



Si prosegue e si arriva al piano delle prigioni risalenti al 1600 quando il Podestà era il palagiustizia della città. Si vedono quattro celle, anguste e buie, con i portoni originali e tanto di catenacci. Dal soffitto provengono i rumori degli operai che stanno lavorando sui tetti. In fondo ad un lungo corridoio, ora inaccessibile a causa del cantiere, ci sono altre celle e la sala affrescata con un cavallo diviso a metà. Sopra c’è l’arengario, anche questo impossibile da raggiungere. Basterebbe, invece, salire cinque scalini in legno per raggiungere la terrazza che affaccia su piazza Broletto, ma per problemi di sicurezza è vietato.

Palazzi è già al lavoro per trovare i 10 milioni per il secondo lotto che consentiranno di dare continuità al cantiere una volta finito il primo lotto (il 30 aprile 2020): «Ho già avuto contatti nei ministeri - rivela - e appena il progetto definitivo sarà pronto faremo domanda formale». Resta il problema della destinazione del Podestà, di come utilizzarlo. «Prima di decidere - dice il sindaco - mi serve sapere quali sono i carichi di portata di ciascun piano e i dati su illuminazione e aerazione. Li ho già chiesti ai tecnici. Lì non si potranno fare uffici, sarebbero troppo stretti e scomodi. E allora ragionerò su una funzione attrattiva per il centro. Un polo museale per l’arte mantovana del 900? Abbiamo tanto materiale ma servirebbero tanti milioni di euro. Magari ci saranno più funzioni in base ai piani del palazzo che potremo utilizzare».

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