Tentato omicidio, in due stangati dal giudice

A febbraio in un agguato avevano sparato a un connazionale. Condannati l’uno a nove anni di reclusione, l’altro a otto

SUZZARA. Stangata del giudice ai due dominicani che, nel febbraio scorso, hanno tentato di uccidere a colpi di pistola un connazionale, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Cornelio Tiburcio Abreu, di 22 anni, e Fernando Adames Deivi, di 32, sono stati condannati rispettivamente a nove anni e otto mesi e a otto anni di reclusione. Il pm Paola Reggiani aveva invece chiesto 21 e 20 anni. Hanno entrambi la residenza a Desenzano del Garda, ma di fatto vivevano a Terni. Ad emettere la sentenza il giudice Gilberto Casari che ha anche disposto una provvisionale di trentamila euro. Ieri mattina, al loro seguito, un nutrito gruppo di parenti e amici.

Tutto accade alle 18.30 del 28 febbraio nel piazzale della stazione ferroviaria. Poco prima di quell’ora un monovolume bianco, un Bmw, si ferma poco lontano dalla palazzina di tre piani dove abita la sorella della fidanzata di Marcos Adonis Rosa Jimenez, 24 anni, il giovane meccanico obiettivo dell’agguato, arrivato da Terni due giorni prima.

A bordo tre uomini. Due scendono, chiedono informazioni, poi si dirigono verso il condominio al civico 1. Al suono del citofono qualcuno apre, senza guardare. In casa, Marcos e la sorella della fidanzata credono che sia lei, la fidanzata appunto, che rientra dalla parrucchiera. Invece no, sono due uomini. Salgono in casa e affrontano Marcos. C’è una lite sul pianerottolo, poi lungo le scale. Nella mano di uno degli uomini spunta una pistola, il grilletto scatta ma non c’è lo sparo, l’arma si inceppa.

La discussione, animata, continua fino al piano terra, accanto all’auto ferma con il terzo complice al volante. Marcos se la vede brutta, cerca di fuggire. Ma non fa in tempo: un colpo di pistola - a quanto pare una semiautomatica di piccolo calibro mai ritrovata - lo colpisce da brevissima distanza all’addome e lo fa stramazzare a terra. L’auto bianca riparte a tutta velocità. Un attimo dopo scattano i soccorsi. Il giovane dominicano finisce in Rianimazione. Il proiettile, di piccolo calibro, ha perforato un polmone. Per fortuna non sono stati lesionati organi o vasi sanguigni vitali. Tre giorni dopo i due che hanno tentato di ucciderlo vengono fermati a Torino, in zona Mirafiori.

In poche ore, dunque, Suzzara si ritrova al centro dell’attenzione per due eventi legati alla criminalità più spietata: l’omicidio dell’orefice Mora, che fa molto discutere per le cinque assoluzioni degli imputati, e questo sanguinoso agguato.—


 

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