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Medici di guardia notturna in reparto, per l'ospedale di Mantova è «l'unica soluzione possibile»

Il direttore generale spiega i motivi del provvedimento contestato dagli specialisti. Stradoni: «L’alternativa era portare i medici dei reparti al pronto soccorso» 

MANTOVA. Una decisione oggettivamente dura ma obbligatoria per garantire la continuità assistenziale in un pronto soccorso sotto organico. Del resto, l’alternativa sarebbe stata quella di dover ricorrere ai medici assegnati ai reparti per coprire i turni dell’emergenza-urgenza.

Questa, in sintesi, la spiegazione che il direttore generale dell’Asst di Mantova, Raffaello Stradoni, affida ad una nota inviata alla Gazzetta di Mantova dopo l’attivazione delle guardie notturne in quattro reparti ospedalieri dell’area medica e la conseguente protesta di una ventina di specialisti contrari al provvedimento – entrato in vigore il 14 ottobre – che si sono già rivolti ad uno studio legale per chiedere la revoca.



«La difficoltà nel reperire i medici da utilizzare nelle aree di emergenza e nello specifico in quella del pronto soccorso (sotto di 8 unità e con un concorso sempre aperto, ndr) – spiega il manager sanitario dell’Asst – ci ha obbligato a ricercare soluzioni organizzative che evitassero di dover ricorrere a personale assegnato ai reparti per coprire i turni di pronto soccorso». Una situazione – qualcuno ricorderà – che si verificava anni fa, quando al pronto soccorso, a turno, prendevano servizio anche i medici dei reparti.

Il Poma fino all’anno scorso disponeva di personale dedicato e specializzato in Medicina d’Urgenza, ma la carenza di medici oggi è tale da non riuscire più a sopperire al decifit neppure con l’attivazione di contratti verso cooperative o società di medici, ovvero ricorrendo ai cosiddetti gettonisti. «L’unica alternativa possibile al fine di garantire la continuità assistenziale del percorso dell’emergenza-urgenza – arriva al dunque Stradoni – è stata sviluppare una soluzione organizzativa che consentisse di liberare parte delle risorse da destinare alle attività di pronto soccorso». Il reparto in questione, che aveva in carico 90 turni notturni al mese, è stato così alleggerito di venti turni.

Nella scelta del modello organizzativo da adottare la direzione strategica ha ritenuto «a tutela sia dei pazienti che dei medici di procedere all’attivazione della guardia notturna interdivisionale in quanto presenta caratteristiche di complessità sicuramente inferiori rispetto all’alternativa di far coprire i turni di pronto soccorso ai medici specialisti». Ma proprio i medici di reparto coinvolti nella nuova turnazione notturna hanno contestato il fatto di dover gestire pazienti ricoverati in divisioni diverse rispetto alla loro specializzazione «con il rischio di cure inadeguate». «I pazienti ricoverati – spiega ancora il dottor Stradoni nella nota – hanno già impostati l’iter diagnostico terapeutico e i trattamenti farmacologici e il compito del medico di guardia è di supporto per la certificazione di eventuali cambi o variazione dei programmi terapeutici». Il direttore generale risponde poi indirettamente anche agli specialisti che tramite uno studio legale hanno sollevato una presunta «illegittimità» del provvedimento. «Il nuovo modello organizzativo si ispira a modelli già esistenti e attuati in molti ospedali, sia in Lombardia che in altre regioni, ed è stato promosso nell’ottica di migliorare il servizio al cittadino e di coprire tutte le guardie notturne con medici specialisti in discipline equipollenti o affini appartenenti allo stesso dipartimento e pertanto tra loro omogenee. Medici che hanno esperienza pluriennale nelle attività ospedaliere e sono stati formati con un percorso ad hoc sulla gestione delle emergenze».

Stradoni sottolinea inoltre che i medici di guardia avranno in carico un solo turno mensile e non saranno soli nell’espletamento della loro attività notturna, ma possano usufruire in ogni momento del supporto e della consulenza degli specialisti nelle emergenze, vale a dire rianimatori, cardiologi, pneumologi e medici della Medicina d’urgenza. «Un’ulteriore garanzia per il paziente ricoverato nei reparti specialistici – conclude – è rappresentata dalla presenza costante di un medico durante le ore notturne, mentre in passato la gestione delle urgenze in questi reparti veniva affidata al solo medico reperibile a casa». Nonostante la protesta degli specialisti, l’Asst sembra dunque intenzionata a non fare dietrofront. Nei prossimi giorni ci sarà un nuovo incontro alla presenza degli avvocati.



 

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