Inquinamento e salute: «A Gazoldo servono studi stile Pro-Gest»

Tre ore di dibattito tra il comitato e gli esperti dell’Ats: «Dobbiamo ragionare su dati certi, al momento impossibile esprimersi»

GAZOLDO. Un faccia a faccia dai toni accesi, oltre tre ore di discussione. E una conclusione che ha messo d’accordo tutti: servono indagini approfondite per avere certezze sulla correlazione tra inquinamento e salute nel territorio comunale di Gazoldo. Lunedì sera nella sala La Fenice si è svolto l’incontro “Salute e ambiente a Gazoldo: un aggiornamento” a cui hanno partecipato i membri del Comitato comunale per la salute che avevano annunciato la loro presenza al grido di «spiegateci perché l’aria che respiriamo è marcia».

Paolo Ricci dell’osservatorio epidemiologico Ats è entrato nel dettaglio di una questione molto articolata. «I dati Arpa in vostro possesso che segnalano un’elevata presenza di Pm10 – ha detto Ricci – sono puntuali ma non hanno valore se il nostro obiettivo è valutare l’incidenza delle polveri sottili sulla salute dei cittadini».


Ricci però non ha voluto in alcun modo delegittimare le preoccupazioni del comitato. «Se analizziamo il trend delle diverse patologie – ha raccontato – scopriamo che Gazoldo storicamente presenta valori leggermente superiori alla media della provincia. Ciò detto, dobbiamo anche segnalare che gli ultimi dati in nostro possesso raccontano di un decremento della frequenza delle patologie prese in esame». In parole povere: il comitato fa bene a tenere alta l’attenzione sul tema ambientale, ma ad oggi non esistono evidenze scientifiche che differenzino Gazoldo dal resto della Pianura Padana, zona che di certo non brilla per qualità dell’aria.

«Ciò che posso suggerire – ha detto Ricci in conclusione dell’incontro – è di approfondire la questione operando come si è fatto per l’ex Burgo». Il riferimento è a una metodologia complessa, accreditata a livello internazionale: ci si avvale di un satellite in grado di misurare la polvere totale aero-dispersa, proveniente da tutte le fonti (traffico, riscaldamento, industria e agricoltura) per ogni unità spaziale di 250 metri quadrati, elaborando la percentuale di luce riflessa dal particolato contenuto in una colonna d’aria. Il valore ottenuto (Aerosol optical depth) costituisce una stima grezza che viene perfezionata introducendo le variabili meteo, orografiche e antropiche. Costo dell’operazione? Circa 15mila euro. Ora la palla passa all’amministrazione che potrebbe decidere di avviare l’indagine, magari in collaborazione con i Comuni vicini.

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