Cinque oncologi a processo: l’accusa è omicidio colposo

Contestati anche i reati di lesioni, falso in atto pubblico e violazione di privacy. Tre le morti sospette di pazienti, scendono in campo anche le parti civili

MANTOVA. Rinviati a giudizio per omicidio colposo, lesioni aggravate, falso in atto pubblico e violazione della privacy. Sono i reati di cui dovranno rispondere cinque medici dell’ospedale Poma: Maurizio Cantore, 62 anni, primario del reparto di Oncologia e gli oncologi Roberto Barbieri, 53 anni di Parma, Carla Rabbi, 61 anni, Maria Donatella Zamagni, 64 anni, e Roberta Gaiardoni, 44 anni, tutte di Mantova.

A decidere sulla loro sorte giudiziaria è stato ieri pomeriggio il giudice per le indagini preliminari Gilberto Casari. Per i primi quattro il processo prenderà il via il 16 aprile prossimo. Per la Gaiardoni, invece, ci sarà il giudizio abbreviato, già fissato per il 19 novembre. Pubblico ministero al processo il sostituto procuratore Carmela Sabatelli che è sostenuta dalle parti civili.


L’accusa di omicidio colposo, contestata ai medici, si riferisce a procedure diagnostiche e terapeutiche considerate dalla procura sbagliate.

L’indagine, lo ricordiamo, era nata quattro anni fa a seguito di un esposto presentato in procura da due oncologhe, Francesca Adami e Beatrice Pisanelli che, in un primo momento erano state allontanate dal reparto perché in disaccordo con il primario sulle terapie adottate su una parte dei pazienti. I due medici avevano contestato a Cantore l’utilizzo intensivo di pratiche chemioterapiche locoregionali, con la somministrazione di farmaci antitumorali ad alte dosi in precise aree anatomiche anziché farmaci mirati di ultima generazione.

La procura ha analizzato le cartelle cliniche di tre anni, dal febbraio 2014 quando si insediò Cantore, fino al febbraio di due anni fa. Esaminata la documentazione medica di 31 pazienti deceduti e di altri che avrebbero avuto serie conseguenze. Decine i periti incaricati di studiare il procedimento. Tre, alla fine, i decessi considerati.

Cantore e il vice primario Barbieri, oltre che di omicidio colposo come gli altri tre medici, sono accusati di negligenza, imprudenza e imperizia nel trattamento di una paziente di cui avrebbero causato il decesso. Cantore, è anche accusato di violazione della privacy. L’accusa: «...al fine di trarre profitto (sotto forma di ritorno d’immagine e di amplificazione della propria statura professionale), senza ottenere il consenso scritto e senza l’autorizzazione del garante per la protezione dei dati personali, avrebbe raccolto, elaborato e diffuso sul proprio profilo Facebook, numerose fotografie di tali pazienti». Pazienti in reparto, nelle camere di degenza durante le terapie oncologiche, quindi in condizioni di grave scadimento delle loro condizioni fisiche. —




 

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