Mantova, il cantiere della Tav e quei silenzi da Roma sui rischi per la falda

Nuova interrogazione in Parlamento sugli effetti dell’opera. Ogliosi (Sisam): «Mai avuto risposte sul nostro studio»

MANTOVA. Nuova interrogazione sul tavolo del Governo per la questione falde acquifere, in relazione al cantiere che dovrebbe portare alla costruzione delle due gallerie per la linea dell’Alta velocità ferroviaria (Tav). Dopo quella presentata lo scorso anno dal deputato castiglionese Andrea Dara, la nuova interrogazione è stata depositata il 30 ottobre dall’onorevole Rossella Muroni del gruppo LeU. A darne notizia sono Franco Tiana, ex consigliere provinciale, e Giovanni Battista Ruzzenenti, ex sindaco di Medole. . «Un’interrogazione – spiegano Tiana e Ruzzenenti – nella quale si chiede che vengano date le risposte che da tempo si attendono sul fronte del rischio idrogeologico nel caso in cui venissero costruite, come da progetto preliminare, le due gallerie di Lonato, dove il cantiere è stato avviato, e di Peschiera del Garda».

Anche una delegazione mantovana alla marcia No Tav di Lonato



Sisam, come conferma anche lo stesso Giampaolo Ogliosi, «sta ancora aspettando la riposta» allo studio elaborato e sottoscritto da 18 sindaci, nel quale si faceva notare come quelle gallerie avrebbero tagliato le falde che portano acqua all’Alto Mantovano. «Un rischio che Cepav2 conosce bene – dicono Tiana e Ruzzenenti – visto che nel bando per l’affidamento dei lavori, già andato deserto due volte, è specificato bene anche questo problema. Non solo: il Consiglio superiore lavori pubblici aveva chiesto a Cepav2 di dare rassicurazioni su questi aspetti».



Nessuna risposta, dunque. Lo stesso dicono Tiana e Ruzzenenti: «Non abbiamo mai avuto una riposta e una presa di posizione ufficiale». Ruzzenenti ricorda, inoltre, che «insieme con il sindaco di Ponti e di Peschiera avevamo scritto a Cepav2 che, però, non ci ha mai risposto se non con rassicurazioni deboli e, soprattutto, non ha mai accettato di venire a parlare sul territorio in pubbliche assemblee». Anche Dara ricorda che, ad oggi, «nessuna riposta è stata data alla mia interrogazione, nonostante i vari solleciti».



Si attende, a maggior ragione dopo il cambio di governo, di vedere se nel caso di questa nuova interrogazione ci sarà un esito, visto che si forniscono anche indicazioni precise sui rischi e sulle possibili soluzioni alternative. 

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