Luca barista speciale che ama il calcio: «Con lo stipendio aiuto mia mamma»

Il giovane con la sindrome di down inizia 10 mesi di stage. I suoi sogni: «Andare a vivere da solo e trovare l’amore» 



VOLTA MANTOVANA. «Con il mio stipendio aiuterò mia mamma a pagare le bollette. Ma potrò anche essere autonomo economicamente per uscire alla sera per un cinema o per una cena o andare in vacanza in montagna o al mare». Luca Fiorini è un ragazzo di 24 anni con la sindrome di down. Dal 4 novembre lavora al bar pasticceria Il Buon Camillo in piazza Cavour. Il suo sarà un tirocinio retribuito di 10 mesi che lo terrà impegnato 20 ore alla settimana, dalle 10 alle 14. Un percorso che potrebbe sfociare, al termine del periodo di stage, in un vero contratto. L’occasione è arrivata grazie alla collaborazione tra Aipd (associazione italiana persone down) sezione di Mantova, l’azienda di formazione Forma e il Comune di Volta Mantovana. E dietro al bancone Luca si trova a suo agio: non è la prima volta che si cimenta nel mondo della ristorazione. «Ho studiato alla scuola alberghiera a Valeggio - racconta il giovane soddisfatto del suo nuovo impiego - Ho svolto poi stage in un ristorante sempre a Volta Mantovana e in un bar a Villafranca».

Volta Mantovana: Luca, barista speciale con la sindrome di Down



Versatilità e spirito di adattamento sono le caratteristiche di Luca. «Sono più che contento di questo lavoro. Sono pronto a svolgere qualsiasi mansione. Ora preparo i caffè, carico il frigo, servo ai tavoli ma prossimamente imparerò mansioni nuove come farcire le paste». E proprio davanti ai tanti dolci della pasticceria, racconta di essere goloso «ma non mi farò tentare. Quando si lavora bisogna essere professionali: non bisogna distrarsi».

Luca come tanti suoi coetanei ha tanti sogni nel cassetto e per il suo futuro ha le idee chiare. E il lavoro che ha appena iniziato rappresenta il primo passo per realizzare i suoi progetti.



Autonomia è la parola chiave del suo percorso. La sua passione è sicuramente il calcio anche non si sbilancia e non indica una squadra del cuore.

Forse perché non c’è davvero: «Amo seguire tutte le partite, il fantacalcio e la Nazionale» racconta. O forse non vuole dare un dispiacere a chi lo ha seguito e portato a iniziare il tirocinio come i componenti di Aipd o ai titolari del bar. Fatto sta che oggi è dirigente del gruppo calcio di Asd Verso, associazione sportiva che va a braccetto con Aipd, e il suo sogno più grande è diventare allenatore. E per il futuro, ha degli obiettivi precisi: «Trovare l’amore e andare a vivere da solo» dice deciso. A supportarlo, accanto a lui c’è Riccardo Bonfà, presidente di Aipd.

«A Mantova sta procedendo bene il progetto che vede convivere in uno stesso appartamento in via Bonomi, cinque ragazzi con sindrome di down. L’idea sarebbe quella di riproporre l’iniziativa a Mantova o in provincia - spiega Bonfà - Aipd segue 50 ragazzi dagli 8 ai 40 anni. L’iter che li porta poi a intraprendere un percorso lavorativo inizia sin da piccoli. E il lavoro non è un traguardo ma un punto di partenza per nuovi progetti come appunto andare a vivere da soli. Fino ad ora sono dieci i ragazzi che sono entrati nel mondo del lavoro con contratti a tempo determinato, indeterminato o tirocini, e altri 5/6 si stanno avvicinando al grande passo». 

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