Ragazzino pestato a Mantova: identificati i bulli

Sono tutti minorenni. Nel giro di un giorno i carabinieri hanno chiuso l’indagine. Gli aggressori sono ospiti di comunità e case famiglia

MANTOVA. Ai carabinieri della compagnia di Mantova è bastato appena un giorno di indagini per identificare il gruppetto di bulli che sabato scorso ha pestato “per gioco” un loro coetaneo – sono quasi tutti minorenni – in viale Risorgimento prendendolo a calci e pugni.

I militari del capitano Gianfranco Galletta hanno raccolto testimonianze e visionato le immagini delle telecamere del viale. E alla fine hanno chiuso il cerchio in 24ore: gli aggressori sono quasi tutti ragazzini stranieri con un passato difficile. Tolti ai genitori, vivono in comunità protette e case famiglia. Ora si aspetta solo che l’autorità giudiziaria faccia le sue valutazioni e poi scatteranno i provvedimenti.


L’ipotesi è che il pestaggio di domenica scorsa in viale Risorgimento non sia per nulla un fatto isolato. Ed è per questo che i carabinieri rivolgono un invito alla cittadinanza per segnalare eventuali altre aggressioni compiute ad opera di questo gruppo di ragazzini.

La denuncia dell’aggressione ai carabinieri l’ha inoltrata la madre del ragazzo lunedì mattina, dopo che il giorno prima aveva scoperto i lividi sul volto del figlio.

Sette i giorni di prognosi refertati al pronto soccorso del Carlo Poma, più l’umiliazione del pestaggio senza un motivo. «Mio figlio stava facendo un giretto in città con un amico – racconta la madre del ragazzo – quando sono capitati in viale Risorgimento, più o meno all’altezza della stazione dell’Apam. Lì si è avvicinato a loro un gruppo di ragazzi della loro età, tra i 16 e i 18 anni. “Stiamo cercando un vostro amico” ha detto uno di loro dopo essersi avvicinato a mio figlio, che ha capito la provocazione e ha cercato di allontanarsi». Uno del gruppo, però, si è avvicinato al malcapitatio e lo ha colpito in testa, dandogli anche uno schiaffo.

La reazione dei due aggrediti è stata quella di allontanarsi senza reagire: «Hanno camminato per un paio di minuti, con la speranza di non essere seguiti. Invece in più di dieci gli si sono parati davanti, chiudendo ogni via d’uscita – continua la donna –. Lo stesso ragazzo che li ha provocati ha ripreso a parlare. “Sai che secondo me stavo cercando te? ha detto a mio figlio». E allora è partita la nuova aggressione con calci e pugni nello stomaco. Poi le cure al pronto soccorso e la denuncia ai carabinieri che in un lampo hanno dato un nome e un volto agli aggressori.




 

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