Mantova, i due locali di viale Partigiani coprivano gli affari di Pezzo

L'imprenditore arrestato nel blitz contro il narcotraffico aveva il fiato sul collo degli investigatori mantovani

MANTOVA. Vista lunga e olfatto fino, Carlo Pezzo, il 38enne ex titolare della sala slot e del bar di viale Partigiani, arrestato martedì nella sua casa di strada Gambarara nell’ambito dell’operazione Cerbero, con cui è stata smantellata un’associazione mafiosa dedita al narcotraffico. Non molto tempo dopo il vernissage dei locali, ha sentito il fiato degli investigatori mantovani sul collo, e si è fatto uccel di bosco: sempre meno presente nei locali, è anche uscito dalla società Calamita srl. Quando, lo scorso 29 aprile, il questore Paolo Sartori ha revocato la licenza della sala scommesse, dopo il parere del comitato antimafia della Prefettura per i sospetti di legami con le cosche, ai vertici della società non risultava alcun personaggio in odore di criminalità organizzata.

L’amministratore unico era un funzionario di una banca, S.P. , personaggio assolutamente irreprensibile. Nemmeno una macchia nel curriculum. Un prestanome? Alla luce della ricostruzione del ruolo di criminale di primo piano di Pezzo, come risulta dalle carte dell’operazione di carabinieri e Fiamme Gialle torinesi, che ha mandato in cella 56 persone con accuse pesantissime, è un’ipotesi che non può essere scartata d’ufficio. Già in aprile quindi, il sospetto che dietro l’impianto formale della Calamita srl, apparentemente a posto, ci fossero finanziamenti di dubbia provenienza era pesante. Due settimane prima, sui locali di viale Partigiani aveva dato una bacchettata forte anche il Comune di Mantova: lo Sportello Unico aveva revocato la licenza del bar e della sala giochi allo stesso indirizzo, e ordinato il divieto di prosecuzione dell’attività alle due società che li gestivano, la Seven srl e la Strike srl, collegate tra loro. La Seven risultava titolare di due licenze, quella del bar sala giochi e quella della gastronomia di viale Fiume, mentre la Strike ottenne a suo tempo la licenza per l’attività di commercio di vicinato al civico 37 di viale Partigiani. Da via Roma avevano fatto sapere che alcune persone che facevano parte delle società, “risulterebbero” avere avuto contatti o essere vicine a esponenti della ’ndrangheta. Una circostanza che portava sulla pista del riciclaggio di denaro sporco.


Di non avere davanti una vita tanto facile a Mantova però Carlo Pezzo lo aveva già capito prima, appunto. Proprio all’inizio. Nel gennaio dell’anno scorso, Polizia locale e sportello unico del Comune avevano sollevato il dubbio che i lavori per consentire il cambio di destinazione d’uso da commerciale a sala slot del locale di viale Partigiani 37, sarebbero stati realizzati senza il permesso di costruire obbligatorio.

E così, il nome di Pezzo, committente di quelle opere, era finito nel rapporto che da via Roma era stato trasmesso alla Procura per quanto riguarda gli abusi edilizi accertati.

A questo si aggiunge anche il tipo di clientela dei locali, tra cui figuravano molti pregiudicati. Una circostanza che non stupisce, oggi, che Pezzo è accusato di essere il referente mantovano della cosca. I due locali, evidentemente, erano la copertura dei suoi affari.


 

Video del giorno

La tempesta di fulmini della notte di giovedì 22 luglio vista dal piazzale di Grazie

La guida allo shopping del Gruppo Gedi