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Allarme di Alfa Omega: rischi sottovalutati e il contagio Hiv dilaga

L’associazione da domenica distribuirà 10mila cartoline «Usa il preservativo, il farmaco non previene la malattia»

M.V.
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“Non dire bugie: fai il test per l’Hiv”, “Le comunità fanno la differenza” e ancora “Usa il preservativo: l’Aids non si previene con un farmaco”: questi i messaggi che da domenica compariranno sulle oltre 10mila cartoline che l’associazione Alfa Omega distribuirà in scuole, fabbriche, esercizi pubblici, luoghi di lavoro e ritrovo. Per la giornata mondiale della lotta all’Aids, l’associazione di volontariato che da 29 anni promuove interventi preventivi volti a ridurre il rischio dell’infezione Hiv-Aids, torna quindi in campo con una nuova campagna di sensibilizzazione.

«Oggi l’Aids – spiega il presidente Marco Piva – viene interpretato diversamente, la scienza ha contribuito a ridurre la virulenza del virus grazie ai nuovi farmaci per i sieropositivi. Questo è però all’origine di un messaggio sbagliato e pericoloso che si sta diffondendo, in base al quale se il virus non è riscontrabile allora non è trasmissibile e che quindi basterebbe assumere i farmaci per poter avere rapporti non protetti senza rischio di infettare. È un comportamento errato nei confronti di una malattia che vede ancora oggi in Italia 3mila persone che ogni anno scoprono di essere sieropositive ».

AlfaOmega, che partecipa a un progetto della Asst con il Sert di Viadana, è nata nel 1990 e da allora ha assistito 500 persone. Ha due case alloggio in via dei Toscani dove al momento sono ospitati complessivamente 20 malati: «Siamo gli unici in provincia di Mantova e siamo una delle 20 case alloggio in Lombardia - spiega il presidente - Negli anni il numero degli ingressi non è cambiato mentre sono peggiorate le condizioni dei malati che arrivano». Sono più anziani (si è passati a un’età media di 45 anni dai 30), affetti da disturbi psichiatrici, piuttosto che del comportamento e arrivano per lo più dalla strada portandosi dietro problemi di tossicodipendenza e alcolismo e una vita di emarginazione. «Ospitiamo malati da tutta la Lombardia e anche da altre regioni, spesso arrivano qui moribondi per il virus ma anche per le condizioni estreme di vita che hanno sopportato». —

M.V.

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