Studenti a lezione d’alta moda, ma con materiali da riciclo

Grazie ai consigli della stilista ecosostenibile Irene Sarzi Amadè

MANTOVA. Strofinacci per lucidare l’ottone, vecchie radiografie, lattine di Coca Cola, reticelle per arance e limoni, cartelloni pubblicitari, sacchi per spazzatura, reti da cantiere e per le gabbie dei conigli, zanzariere, teli da imbianchino, bottiglie di chinotto. Il ventaglio di materiali descrive un campionario largo quanto tutta la geografia umana. Un atlante del quotidiano.

Materiali da riciclo che, combinati assieme, si traducono in creazioni d’alta moda, in un rimescolamento di senso e linguaggi. Così grazie al tocco di Irene Sarzi Amadè, stilista eccentrica, d’avanguardia, ostinata collezionista di cappelli e scultrice di abiti che sono installazioni. Prof per calcolo di vita e sentimento, la sicurezza del posto fisso e la vivacità della relazione con gli studenti, Sarzi Amadè è riuscita comunque a ritagliarsi uno spazio riconoscibile nel perimetro della moda. Una regione della fantasia (e della tecnica) felicemente aperta alla contaminazione dell’arte. Un tratto originale del quale la stilista ecosostenibile ha dato prova di fronte a due classi dell’Istituto Mantegna, una terza e una quinta dell’indirizzo tecnico tessile.


Una prova d’instant fashion, di moda istantanea, con tessuti da tappezziere, buoni per foderarci le poltrone, modellati sulla figura della studentessa Federica. L’obiettivo: confezionare un abito in stile seconda metà dell’Ottocento, in un gioco di spilli, gialli e drappeggi ipnotico come l’esercizio di un prestigiatore. Solo più lento, senza alcun trucco se non l’abilità del tocco di Irene Sarzi Amadè. Il risultato è d’effetto, dal cilindro della sua arte ecosostenibile, la stilista tira fuori una modella che sembra davvero ripescata dall’Ottocento, uscita da un dipinto dell’epoca. Esaltata da un abito inatteso, sottratto a un destino da seduta da divano. Troppo antico? A raccontare della contemporaneità d’alluminio c’è l’abito scultura “Coca Cola” con un corpetto di lattine.

A coinvolgere Sarzi Amadè è stata la prof Marta Farolfi, con la complicità dei colleghi Agnese Ramparelli e Raffaele Pommella. Si replica tra due settimane. Cosa tirerà fuori dal suo cilindro la stilista delle sorprese? Magari un abito da sposa, con tanto di guanti lunghi. Basta una vecchia calzamaglia bianca e il gioco è fatto.

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