Evasione da 213 milioni della Mantova Petroli: in 5 nella rete della Finanza

Ai manager succedutisi nel tempo sono contestati omessi versamenti dell’Iva per oltre 213 milioni di euro, distrazione dalle casse sociali per oltre 75 milioni e operazioni di autoriciclaggio che superano i 255 milioni

MANTOVA. L’hanno chiamata “Operazione Dirty Oil”, petrolio sporco. Un’indagine della Guardia di Finanza di Mantova, coordinata dal sostituto procuratore Giulio Tamburini, che ha portato alla scoperta di una maxi evasione fiscale nell’ambito del commercio dei prodotti petroliferi. Un’indagine scattata all’indomani del fallimento della Mantova Petroli srl, che commerciava prodotti petroliferi in tutta Europa e che aveva la sua sede legale in piazza Vilfredo Pareto, nell’area direzionale del Boma.



Ai manager succedutisi nel tempo sono contestati omessi versamenti dell’Iva per oltre 213 milioni di euro, distrazione dalle casse sociali per oltre 75 milioni e operazioni di autoriciclaggio che superano i 255 milioni. Di recente la Corte di Cassazione a sezioni unite ha confermato la decisione del tribunale in ordine al sequestro di quasi 12 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati tributari. Cinque i manager finiti nella rete delle Fiamme gialle. Si tratta di Harald Peter Michael Drabing, 62 anni, austriaco: ha l’obbligo di dimora; Giovannino Chiaro, 79 anni, agli arresti domiciliari in Svizzera, Massimo Fabio Bussinello, di Verona 33 anni, soggetto all’obbligo di firma, Renate Rauter, coniuge di Drabing, che ha l’obbligo di firma e di dimora e infine Andrea Bussinello, 59 anni, di Verona, colpito da custodia cautelare in carcere. La Guardia di finanza ha sequestrato beni per un valore di oltre venti milioni. Le indagini, ancora in corso, sono partite in seguito all’omesso versamento dell’Iva per il 2015 per un importo di 119 milioni, debito per il quale la società aveva concordato un piano di rientro mediante rateizzazione.


Versamento interrotto già dopo la seconda tranche. I soldi sono stati trasferiti all’estero su conti correnti di una società di diritto austriaco detentrice dell’intero capitale sociale della ditta fallita. Distrazioni per oltre 75 milioni di euro. Nelle prossime settimane l’indagine potrebbe portare ad ulteriori sviluppi. 


 

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