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San Benedetto, il ponte sul Po è ancora chiuso: l’attesa cresce

E sul bypass si apre un altro spiraglio. Il consulente Baglio: «Se ci fosse un progetto di gestione, si potrebbe valutare»

SAN BENEDETTO PO. Sono state eseguite ieri le prove tecniche sul ponte che scavalca il Po. Il viadotto, chiuso cautelativamente da lunedì 25 in concomitanza con l’arrivo dell’ondata di piena, è stato esaminato attraverso una serie di controlli per verificare che la struttura sia integra e nelle stesse condizioni di prima del passaggio della piena. Nella giornata di oggi la Provincia scioglierà i dubbi su quando riaprire.

Torna poi d’attualità il bypass, la strada provvisoria che permetterebbe di aggirare il cantiere evitando i mesi di chiusura al traffico. Dal punto di vista idraulico, la zona dove sorgerebbe è allagabile, anche se è rimasta asciutta nella piena. Per questo è stata bocciata dalla Provincia, suscitando numerose proteste.

Contattato telefonicamente, il professor Francesco Ballio, docente di idraulica al Politecnico di Milano, uno dei tre consulenti ai quali la Provincia ha chiesto un parere, spiega: «Se dimostriamo che quella zona fluviale ha bassissima possibilità di essere allagata e che, con determinati sistemi, possiamo gestire quello che tecnicamente si chiama un guado, si può fare. Ma bisogna ragionare bene su questa cosa oppure costruirlo in maniera diversa». Ma allora perché bocciare il progetto? «In realtà non mi è stato sottoposto un progetto - prosegue il docente - Fondamentalmente mi hanno detto che l’idea era costruire una strada a quota di alveo fluviale e la risposta è no. Dopodiché, se a questo progetto viene allegata una relazione di gestione, se siamo tutti d’accordo, se la protezione civile è d’accordo, se sappiamo come chiudere in caso di pericolo, allora va bene. Precisando chi ha la responsabilità di fare e cosa. Le cose si possono fare in tanti modi, basta ci sia la procedura giusta. Non si può fare uno svincolo dentro un alveo, anche se viene allagato raramente. Ma stiamo parlando di un’opera provvisoria, non definitiva».

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Per Ballio, dunque, se ne può parlare, aprendo un tavolo: «I pareri a noi chiesti sono stati gestiti in estrema urgenza. Forse nessuno ha avuto il tempo di presentare quello che doveva. E non so perché ci fosse questa urgenza. Non entro nel merito amministrativo della questione. Sono però del parere che la popolazione debba avere il massimo beneficio da tutte le strutture possibili E la chiusura totale del ponte è un grosso problema. Dobbiamo evitarla capendo come fare. Se succede qualcosa, di chi è la responsabilità? Il progetto non lo precisava. Non possiamo creare un’opera che si allaga e nessuno viene avvisato».

E la conclusione è chiara: «Io non ritengo il bypass impossibile. Quella è una zona in cui si può anche fare, ne abbiamo parlato con la Provincia. Ma per come è stato presentata l’idea, non c’erano le condizioni per poterla mettere in pratica». 

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