I due agenti Polfer stangati per i loro comportamenti: «Pericolosi per i cittadini»

Le motivazioni delle condanne dei poliziotti accusati di abbandono del posto  di lavoro, truffa aggravata  e falso ideologico

MANTOVA. Fatti estremamente gravi, che hanno messo in pericolo l’incolumità delle persone alla stazione ferroviaria di Mantova. Comportamenti non occasionali, ma abituali, un approccio al servizio tutt’altro che serio da parte di due rappresentanti delle forze dell’ordine. Non fa sconti, la sentenza del giudice Matteo Grimaldi, nei confronti dei due agenti della polizia ferroviaria di Mantova, condannati lo scorso ottobre per abbandono del posto di lavoro e del servizio e truffa aggravata. Due anni e venti giorni per Mauro Falessi, e due anni e sei mesi per Lorenzo Falassina, ritenuto colpevole anche di due episodi di falso ideologico.

Grimaldi, che li ha assolti dal reato di rifiuto di atti d’ufficio, spiega in nove pagine le motivazioni delle condanne, per condotte, sottolinea più volte, «che non sono state contestate in alcun modo dalle difese». Nove pagine fitte in cui i dettagli circostanziati sui fatti precisi si appoggiano a considerazioni su condotte pericolose per i cittadini privati del servizio di sorveglianza in luoghi critici come treni e stazioni. Turni di lavoro abbandonati prima del termine dell’orario, cambi d’abito frettolosi per andare al ristorante, senza più rientrare in servizio, con le false attestazioni di Palazzina sui fogli delle presenze. A cogliere sul fatto i due è stata la squadra della polizia giudiziaria del compartimento Polfer della Lombardia, a cui era arrivata, dopo una staffetta non priva di intoppi e reticenze, la segnalazione del comandante della Polfer di Ostiglia. Non si trattava di maldicenze di colleghi invidiosi, ma di comportamenti reali.


E soprattutto abituali. Sono bastati pochi giorni di osservazione, spiega il giudice, per verificare che il confronto tra gli ordini di servizio e gli spostamenti dei due non coincidevano. Il 7 gennaio, ad esempio, dopo un servizio di scorta viaggiatori sul Mantova-Piadena, si sono tolti la divisa, e se ne sono andati in abiti civili a bordo dell’auto di Palazzina, senza più rientrare. Dieci giorni dopo, stesso copione per andare insieme a cena, alle dieci e mezza di sera, al Caffè Milani. In questo caso erano rientrati in servizio a mezzanotte e mezza. Venti giorni dopo, stessa scena, diversa la location: il ristorante La dolce vita di San Cataldo. Nelle relazioni di servizio Palazzina scriveva però di avere svolto per tutta la serata attività di vigilanza in stazione per contrastare il fenomeno dei graffitari.

«Non si può tenere conto solo dell’aspetto economico del danno, ma anche dell’evidente e grave tradimento del rapporto fiduciario esistente tra loro a l’amministrazione». Condotte, precisa, che soprattutto vanno a minare la fiducia degli utenti nelle forze dell’ordine. —


 

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