Siria dimenticata chiama Mantova, le note come messaggio di pace

Il maestro Nahel Al Halabi insieme a Papa Francesco

Il 21 dicembre al teatro Bibiena lo spettacolo ideato dal compositore Nahel Al Halabi. Il progetto “Amata” raccoglie fondi per i bimbi orfani che vivono nei campi profughi. Sul palco un’orchestra con 34 musicisti. Coinvolto anche l'istituto d’Arco-d’Este. Biglietti in prevendita dal 10 dicembre su Vivaticket

MANTOVA. “Amata Siria In ManTua” non è solo uno spettacolo musicale ma un atto d’amore verso i tantissimi bimbi siriani ospiti nei campi profughi, molti dei quali orfani dei loro genitori uccisi dai proiettili e dalle bombe. Bombardamenti che continuano a urlare in una guerra troppo lunga e troppo spesso dimenticata.

E chi meglio di un musicista, compositore e direttore d’orchestra siriano – che da due anni ha scelto Mantova come sua nuova patria – poteva lanciare un messaggio di speranza in grado di scuotere la coscienza del mondo occidentale.

“Amata Siria in ManTua”, progetto artistico-culturale con fini umanitari, andrà in scena sabato 21 dicembre alle 21 al teatro Bibiena con un unico scopo: «Unire le forze a tutti i livelli per far sì che la pace nell’amata Siria sia possibile». E quello appena pronunciato non è un appello qualsiasi, ma l’invito rivolto al mondo da Papa Francesco e fatto proprio dall’iniziativa partorita dalla fervida mente di Nahel Al Halabi.

Nato a Mantova ma giramondo già dal concepimento, lo spettacolo è un emozionante evento musicale ispirato a storie vere di siriani durante gli ultimi otto anni di guerra.

Nonostante il loro sapore drammatico, le note particolari di Nahel Al Halabi, direttore d’orchestra definito da Papa Francesco in “speranza” e da Kerry Kennedy in “reale ispirazione”, sono caratterizzate da armonie classiche europee e accompagnano melodie basate su scale mediorientali che interpretano fedelmente le storie lasciando spazio a un forte messaggio di speranza e incoraggiamento. La regia di Federica Restani rende giustizia ai protagonisti che vengono raccontati.

Un campo profughi in Siria


Lo spettacolo è il risultato di un progetto interdisciplinare, sostenibile e scalabile basato su un chiaro metodo di lavoro, che coinvolge i giovani, come gli studenti dell’istituto Carlo d’Arco e Isabella d’Este, in particolare il liceo coreutico coordinato da Marta Cicu, curatrice anche dei testi, l’indirizzo grafico coordinato da Cinzia Lanzafame e i professionisti, alcuni di loro prime parti di famosi enti lirici e sinfonici (Arena di Verona, La Fenice di Venezia, Comunale di Bologna).

Le coreografie sono affidate a Gianluca Possidente, la consulenza linguistica a Nabil Al Lao, il graphic design a Jalal Maghout, mentre l’orchestra è composta da 34 professori amici di Amata Siria.



Il progetto artistico con fini umanitari è stato benedetto da Papa Francesco e ha i patrocini di Unhcr (Nazioni Unite), di Matera 2019-Capitale Europea della Cultura e del Comune e della Diocesi di Mantova. In ManTua è realizzato con i contributi del Comune di Mantova, della Fondazione Banca agricola mantovana e della Fondazione Comunità mantovana.

Maestro Al Halabi che cos’è il progetto “Amata”?

«L’attività principale del progetto Amata è la trattazione di cause umanitarie internazionali attraverso la creazione e realizzazione di eventi artistici di alto livello, valorizzando l’arte come promotrice di pace e di interazione tra culture. Si sostengono programmi di formazione di giovani artisti e, in collaborazione con organizzazioni internazionalmente riconosciute, si offrono aiuti a famiglie nei campi profughi, con particolare attenzione alla formazione. Il progetto è indipendente da qualsiasi credo politico, etnico o religioso. Si unisce a tutti coloro che operano a favore del bene umanitario. La prima causa trattata è la promozione della pace in Siria».

Perché è stato scelto l’aggettivo Amata?

«In diverse importanti occasioni Papa Francesco ha citato la Siria accompagnata dall’aggettivo amata. Le toccanti espressioni trasmettono messaggi forti e chiari di pace e solidarietà con il popolo siriano».

Qual è l’ente che lo propone e lo realizza?

«È la giovane associazione culturale Amata Siria che ho fondato a Mantova nel 2018 e attraverso la quale intendo valorizzare l’Italia come punto di riferimento mondiale per il dialogo interculturale attraverso linguaggi artistici di alto livello con fini umanitari concreti, trattando cause umanitarie importanti mediante lo scambio culturale ed elaborando sinergie di esperienze giovanili e professionali per creare e realizzare eventi artistici capaci di comunicare con l’intero mondo riguardo la causa trattata. L’attività sviluppa programmi di formazione nel sistema scolastico e accademico italiano e, in collaborazione con organismi internazionalmente riconosciuti, si offrono aiuti a favore della risoluzione della causa».



Quindi il progetto può trattare altre cause umanitarie, oltre quella siriana?

«Sì, i sottotitoli possono indirizzarsi a cause umanitarie di focus locale e internazionale dovuti a conflitti violenti come ad esempio Amata Libia, Amata Colombia, Amato Iraq, oppure di nature sociali o ambientali come Amato Ambiente, Amato Mare… Amata Siria è un modello e un metodo di lavoro facilmente applicabile per tutte le cause umanitarie perché queste ultime contengono storie da raccontare. Le storie vere vengono elaborate artisticamente e trasformate in linguaggio musicale e corporeo comprensibile a tutti».

Dove viene proposto?

«In teatri, chiese, sale e piazze come spettacolo musicale multimediale. Questa forma è stata pensata per essere adattabile e adattata a vari contesti di rappresentazione. L’introduzione della performance è composta da interventi brevi e da testimonianze che sintetizzano gli ultimi importanti aggiornamenti sulla realtà, in questo caso siriana. Altri obiettivi sono la sensibilizzazione frutto di informazioni veritiere e la divulgazione mondiale dell’arte prodotta a Mantova. Infatti, grazie alla collaborazione dell’italo-siriano Radwan Khawatmi, responsabile del progetto di recupero del centro storico di Aleppo patrimonio dell’Unesco, Amata Siria a marzo 2020 inizierà una tournée nel Nord America partendo dal Museo Aga Khan di Toronto e proseguendo per altrettante grandi città europee ed arabe».

Appuntamento dunque il 21 dicembre alle 21 al teatro Bibiena con ingresso a partire da 10 euro. Biglietti anche online su vivaticket. dal 10 dicembre e direttamente al teatro Bibiena di via Accademia (dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, lunedì chiuso). Il ricavato della serata sarà interamente devoluto ai programmi Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) nei campi profughi siriani. Per ricordare e sostenere un popolo troppo spesso dimenticato. 


 

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