Narcotrafficante per la cosca, ma travestito da manovale

Secondo le indagini, Francesco Ribecco e il cognato hanno  i ruoli di promotori ed organizzatori principali nella ricerca dei canali di approvvigionamento del narcotico spacciata dal sodalizio. Francesco sa procacciare i clienti e comunica al cognato che ha un soggetto di Suzzara. spunti che gli investigatori vagliano per capire quali connivenze e protezioni il “manovale” avesse nel Mantovano.

SUZZARA. Parenti di sangue e uniti dallo stesso spirito di devozione alla cosca. Manovale e imbianchino a Suzzara, si era mimetizzato tra i tanti arrivati dal Sud con la voglia di darsi da fare nell’edilizia, ma erano ben altri gli interessi e il vero lavoro di Francesco Ribecco, il 56enne arrestato dalla Mobile di Mantova su mandato della Dda di Catanzaro nell’ambito dell’operazione Infection, che ha smontato gli affari delle cosche Trapasso e Mannolo di Cutro, partite all’assalto dell’economia umbra.

Traffico di stupefacenti, soprattutto. Lo chiariscono, senza ombra di dubbio, le intercettazioni telefoniche, una delle quali captate durante un viaggio da Perugia a Catanzaro, quando Francesco accompagna in auto il cognato Antonio, il boss riconosciuto, intercettato in un’altra occasione a parlare di un attentato fallito al procuratore Nicola Gratteri. Antonio vuole assistere al processo Bordeland, che vede imputato nientemeno che Giovanni Trapasso: una presenza «in segno di rispetto».

Una visita che ha anche uno scopo commerciale: i due nel discutere senza tanti giri di parole di vari fornitori e di approvvigionamenti di stupefacente, parlano di una fornitura che avrebbero dovuto ricevere il giorno dopo dalla Calabria. In particolare discutono della possibilità di acquisire un grosso quantitativo di stupefacente “bianco” (chiaro riferimento alla cocaina) da un suo fornitore calabrese che potrebbe venderlo a 35 euro al grammo, con la prospettiva di rimetterlo su piazza a circa 70 euro, e di realizzare, dunque, un guadagno cospicuo. «Le cose buone che stanno mandando sotto con il camion arrivano, l’acconto ho mandato». «Quando arriva il camion? ». «Domani». «Ma quella cosa da sotto l’hai? » «Una volta sotto, una volta sopra, io avevo capito sotto». «No, quell’altra». «E quanto ti devo dare della nuova? ». «Mò la vedi, al limite te la scendo per Natale». «Non ne ho io».


Dalla conversazione, secondo gli investigatori delle Dda, si evince un intenso traffico di sostanze stupefacenti, «e la circostanza per cui Ribecco Francesco abbia già versato un acconto per della sostanza inviata dalla Calabria con un camion, e che sarebbe giunta il giorno dopo». L’acquisto si è pertanto già perfezionato, e non c’è dubbio altresì che lo stesso fosse stato effettuato anche nell’interesse di Antonio, che chiede al cognato il prezzo che deve corrispondere. Poi discutono di clienti e di debiti non saldati, con ciò lasciando intendere la sussistenza di un traffico fruttuoso. «Da tutto quanto sopra discende senza dubbio la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati» scrive il giudice nell’ordinanza.

Secondo le indagini, Francesco Ribecco e il cognato hanno proprio i ruoli di promotori ed organizzatori principali nella ricerca dei canali di approvvigionamento del narcotico spacciata dal sodalizio. Francesco sa procacciare i clienti: comunica al cognato che ha un soggetto di Suzzara: «uno di qua è . . . che vorrebbe acquistare lo stupefacente purché sia di buona qualità: Dice che è “caro”, però ha detto se è buono». Spunti che gli investigatori vagliano per capire quali connivenze e protezioni il “manovale” avesse nel Mantovano.
 

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