La Cina chiama Mantova: progetto con il Politecnico

L’Università di Nanchino ha in cantiere un centro di ricerca sul patrimonio storico. E la Cattedra Unesco allargherà il campo d’indagine all’area del petrolchimico

MANTOVA. Le periferie da strappare al loro destino di scollamento e degrado, d’accordo, ma ai centri storici chi ci pensa più? Chi si cura della loro fragilità, del patrimonio da sorvegliare, dello spopolamento? A rilanciare la questione è il prorettore del polo territoriale del Politecnico di Milano, Federico Bucci, che proietta il tema in un orizzonte internazionale. Ma sempre allacciato alla dimensione puntuale della nostra piccola, grande capitale dell’architettura, attraverso la cinghia della Cattedra Unesco, che nel futuro prossimo allargherà il suo campo d’indagine.

Problema antico, questo della febbre dei centri storici, tornato alla ribalta con le immagini di Venezia e Matera sott’acqua, con il sacco di Firenze, diventata ormai riserva per stranieri, e con la bellezza sfregiata di Roma. Cosa c’entra Mantova? Informa Bucci che, durante la sua recente missione in Cina, l’Università di Nanchino, megalopoli da 8 milioni di abitanti, gli ha proposto di collaborare al progetto di un centro di ricerca, un osservatorio sul patrimonio artistico e culturale, in rete con l’Università di Kyoto (in Giappone). Il denominatore comune? Lo status di patrimonio Unesco.


Questa la dimensione internazionale, che incrocia la preoccupazione italiana rispetto alla fragilità del nostro patrimonio, concentrato e diffuso nei centri storici: tema che ricorre anche nel nuovo piano triennale del rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta (la presentazione è in agenda domani). Sempre sulla scia dell’umanesimo digitale tracciato durante l’inaugurazione dell’anno accademico.

«Il patrimonio storico di Mantova è legato al tema ambientale, al paesaggio e all’acqua – scandisce Bucci – anche l’area del petrolchimico ha bisogno di una riflessione». Non solo perché il centro storico si specchia nel suo doppio industriale, ma anche per la radice comune dei problemi che entrambi esprimono: alla fragilità dei muri corrisponde l’urgenza delle bonifiche. Il terreno è lo stesso. E poi c’è il filo della memoria, che tutto percorre e tiene, la cartiera sospesa di Nervi e Palazzo Ducale, le cisterne del petrolchimico e la navigazione dei laghi.

«Ecco perché va ampliato il ragionamento della Cattedra Unesco – argomenta il prorettore – Acqua, pietre e mattoni sono tutti elementi da coordinare tra loro, mettendo al centro la persona, l’abitante e il turista, sollecitati a vivere un nuovo rapporto con la memoria». E in questo quadro la tecnologia diventa un elemento forte, garantito dai vari dipartimenti del Politecnico.

Ancora una volta, l’invito alla collaborazione è rivolto a tutti gli stakeholder, i portatori d’interesse che abbiano in mente e a cuore la Mantova del 2050: «Il Politecnico ha investito molto e continuerà a farlo se supportato dal Comune e dalle imprese del territorio». Che tipo di supporto? Al primo livello ci sono le borse di dottorato, il secondo contempla i progetti di ricerca. Ma non quelli buttati giù all’ultimo momento, col fiatone, per partecipare ai bandi: «Servono progetti di lunga durata, capaci di leggere e anticipare i mutamenti sociali». Prima che sia troppo tardi. Prima che il futuro governi le nostre scelte in un testacoda di senso e prospettiva. 

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