Musica, danza e recitazione: serata dedicata alla Siria

Il maestro Nahel Al Halabi sul palco del teatro Bibiena (fotoservizio Nicola Saccani)

Spettacolo pensato da Nahel Al Halabi, direttore d'orchestra e compositore. Il ricavato sarà destinato ai programmi dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati 

MANTOVA. Musica, danza, video e recitazione per raccontare, attraverso le storie reali dei suoi abitanti, un Paese devastato da anni di guerra. Successo al teatro Bibiena per In ManTua-Amata Siria, spettacolo pensato e voluto da Nahel Al Halabi, direttore d'orchestra e compositore che è stato costretto a lasciare il Paese natio nel 2012.



Il programma ha visto sei performance musicali: L'angelo del mare, Oltre, Senza amore, Casa nel cuore, Ti aspettiamo e Fino a quando. Tutte anticipate da brevi interventi che hanno sintetizzato la reale condizioni umanitaria del Paese mediorientale. Le finalità dello spettacolo erano benefiche. Il ricavato, che si ritiene consistente (c’era il tutto esaurito) tra biglietto d'ingresso e donazioni libere, sarà destinato ai programmi dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nei campi profughi siriani.

Marta Cicu e Giovanna Li Perni (Unhcr)


Un aiuto che arriverà attraverso un programma di fornitura di beni essenziali per affrontare il freddo come coperte termiche, teli di plastica, stufe, bombole di gas, fornelli e abiti pesanti e lavorando al miglioramento delle infrastrutture, ad esempio con l'impermeabilizzazione delle tende nei campi. Azioni per offrire ripari sicuri e solidi per limitare il rischio di ipotermia, congelamento e polmonite in particolare per i bambini, più vulnerabili alle malattie.



Sul palco un'orchestra di più di trenta elementi, con prime parti di enti lirici come Arena di Verona e La Fenice di Venezia.

Le note di Al Halabi, caratterizzate da armonie classiche europee, accompagnano melodie basate su scale mediorientali che interpretano fedelmente le storie lasciando spazio ad un forte segnale di speranza.

I famigliari di Padre Paolo Dall'Oglio


La scrittura di Marta Cicu, la bravura degli artisti mantovani e internazionali coinvolti, la sapiente regia di Federica Restani donano magia alle storie. Dal piccolo Alan, caduto dal gommone sul quale viaggiava, inghiottito dalle onde del mare e lasciato dalle acque sulla spiaggia, senza vita. Due angeli lo portano oltre le nuvole, dove cresce e, una volta adulto, chiede di visitare la sua terra natale. Ritrova una Siria ancora in guerra, prova a fermare chi spara ma non viene né visto né toccato.

Radwan Khawatmi, board director dell'Aga Khan Museum

O l'amore, come nella storia di Fady e Aya, che trionfa superando ogni scoglio. Fino a Padre Paolo Dall'Oglio, uomo intelligente e sensibile che ha colto l'essenza dell'umanità e delle religioni, Uomo che tutti noi non smettiamo di aspettare. O al piccolo Nayef che si chiede "io non capisco, perché ci stanno ammazzando?", dopo essere rientrato a casa e averla trovata distrutta dalle bombe, con i familiari morti sotto le macerie. Personaggi che in questo spettacolo riescono a far sentire la loro voce, a raccontare le loro storie con il linguaggio dell'arte.

Marta Cicu


Sensazioni ed emozioni difficili da carpire con la semplice lettura di un testo. Il tutto con armonie classiche occidentali che si incrociano con melodie arabo-mediorientali in una sorta di abbraccio. Una connessione diretta con i sentimenti dei protagonisti. Sentimenti che superano ogni ostacolo e prendono la via del cuore. A salire sul palco anche i familiari di padre Dall’Oglio.

Il maestro Nahel Al Halabi sul palco del teatro Bibiena


 

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