Cavriana: Germana dal giudice. Si decide sull’allontanamento

Il web si divide sulla “supermamma”: eroina dei nostri tempi o sfruttatrice? I conoscenti la difendono: dall’attività ci perdeva denaro. Ma era la sua famiglia

CAVIRANA. Il giudice per le indagini preliminari ha fissato per domani 28 dicembre 2019 l’interrogatorio di garanzia per Germana Giacomelli, 72 anni e Pietro Foroni, 25 anni accusati di maltrattamenti in relazione all’accoglienza di ragazzi con situazioni familiari difficili alle spalle nella casa di strada Pozzolengo a Cavriana. Nell’inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di Mantova è indagata anche la sorella di Germana, la 73enne Fabrizia.

Si tratterà di un momento fondamentale del procedimento cautelare penale: il primo contatto che le due persone sottoposte a misure cautelari avranno con il giudice a garanzia del più ampio diritto di difesa dell'indagato. Originaria della Val Trompia, Germana vive a Cavriana, nella frazione di Bande, con il marito Gianpaolo Brizzolari, fornaio, e i ragazzi che hanno adottato o preso in affido. Mezzo secolo di matrimonio e 121 figli: cinque partoriti da Germana, otto adottati e gli altri avuti in affidamento dai tribunali per i minorenni di Brescia, Milano, Venezia. Spesso ragazzi difficili, reduci da esperienze traumatiche nelle famiglie d’origine, che non avevano un posto sicuro dove andare.


Per questa sua opera, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso anno l’ha insignita del titolo di Commendatore dell’ordine al merito, mentre il Comune di Cavriana l’ha premiata con il “Biagino d’oro”. Già nel 1995 era stata assolta da un processo per presunti maltrattamenti. Ora dopo due servizi televisivi de Le Iene. Germana e i suoi collaboratori sono nuovamente finiti nella bufera. Allontanati lei e Foroni, il suo più stretto collaboratore, dalla casa che da una trentina di anni ospita i ragazzi difficili. «Non pensa altro che ai suoi ragazzi» dice l’avvocato difensore Cedrik Pasetti. «Al giudice chiederò di revocare la misura dell’allontanamento da casa anche perché conto che si trovi una soluzione abitativa ai sette ragazzi che erano ancora accolti».

Persona agiata, Germana, ha 4 figli e un lavoro che 30 anni fa lascia per dedicarsi ai bambini più sfortunati. Gli affidi fioccano, la casa si allarga. Qualcuno in paese storce il naso per i 500 euro al mese per ogni bimbo accolto. Lo stesso impianto accusatorio di oggi punta il dito sull’aspetto economico. «Lei ci perdeva soldi, altroché guadagno - spiegano però persone molto vicine a lei –. Basta guardare i costi che aveva ogni vacanza con i ragazzi, le spese mediche, l’assistenza. E sapere che il marito a 75 anni si alza ancora ogni giorno alle 5 del mattino per portare a casa uno stipendio».

I Tribunali le affidavano i casi più difficili. Ogni anno c’era una verifica: assistenti sociali, psicologi. Possibile che a tutti sia sfuggita la gravità dei maltrattamenti? «Germana è una persona con un carattere forte, spesso burbera. Sentendo la responsabilità per i soggetti difficili a lei affidati a volte usava le maniere forti. Ma come accadeva nelle famiglie numerose del passato per mantenere la disciplina» dicono ancora i conoscenti stretti. Le accuse, che vengono da ex ospiti e dalle intercettazioni, parlano però di violenza verbale continuata, di punizioni anche corporali, a volte percosse. Quello che accadeva in quella casa era un aiuto sociale con l’accoglienza di ragazzi difficili, o era una sorta di “lager” che sfruttava gli affidi per proprio tornaconto? Starà ai giudici, dopo la prima assoluzione, riprovare a chiarire la situazione. A vantaggio di tutti. 


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi