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Facchini in appalto sottopagati, la Cisl di Mantova: «Pronti alla vertenza»

Il segretario della Fit, Emanuele Monti: «Oltre 400 di loro ricevono fino a 300 euro in meno. Sono lavoratori delle coop ma chiediamo alle imprese di coprire la differenza». Il 15 gennaio incontro con Bauli e Barilla :«Si sono mostrate sensibili al problema»

Nicola Corradini
1 minuto di lettura

MANTOVA. «Addetti allo stoccaggio delle merci nei magazzini e depositi sottopagati. Dopo le feste apriremo nuove vertenze». È l’allarme lanciato dal segretario della Fit-Cisl (trasporti), Emmanuele Monti e riguarda tra i 400 e i 500 lavoratori di cooperative di facchinaggio a cui vengono affidati compiti di movimentazione da importanti imprese mantovane. Una prassi comune, che però può avere in taluni casi, secondo il sindacalista, delle applicazioni molto svantaggiose per i lavoratori.

«Il problema – spiega Monti – è che il codice civile stabilisce che il lavoratore deve ricevere il compenso secondo il contratto di riferimento. Le cooperative spesso sono costrette a sottopagare il lavoratori, non ce la fanno ad affrontare i costi. Per dare un’idea, in media gli addetti allo stoccaggio e alla movimentazione delle merci, prendono tra i 1.600 e i 1.700 euro al mese. In questi casi, invece, ricevono tra i 1.200 e i 1.300 euro. A nostro parere le ditte che appaltano e presso le quali lavorano le cooperative, sono responsabili in solido e dovrebbero versare quello che manca per arrivare al salario dovuto. Per questo abbiamo preso contatto con alcune di queste imprese, certo non piccole, per intavolare una trattativa e arrivare a un accordo. Alcune, Bauli e Barilla, hanno mostrato sensibilità e attraverso la società Number One hanno fissato un incontro con noi per il 15 gennaio. Un atteggiamento che abbiamo molto apprezzato. Altre imprese hanno risposto alle nostre richieste d’incontro dicendo che loro sono in regola e che dobbiamo rivolgerci alle cooperative. C’è anche il caso di un’impresa che, al momento, non ha risposto alla nostra richiesta. Noi cerchiamo la via dell’accordo, ovviamente, ma non possiamo far cadere queste rivendicazioni a nostro parere legittime e soprattutto tese a ristabilire giustizia per questi lavoratori, ai quali viene applicato non il contratto dei trasporti, come dovrebbe essere, ma quello dei multiservizi, con il conseguente pagamento di un salario che può essere inferiore di trecento euro».

Non è la prima volta che la Fit-Cisl apre vertenze su situazioni simili. Lo aveva già fatto la scorsa primavera arrivando fino al tribunale del lavoro.

Sul fronte delle cooperative, lo stesso Monti aveva lanciato l’allarme lo scorso giugno per una dei queste che aveva deciso, appunto, di passare dal contratto del trasporto a quello dei multiservizi.

«Questo perché più conveniente economicamente per affrontare il mercato negli appalti. Una convenienza per i committenti, non per i lavoratori che pagheranno ancora dazio vedendo diminuire la propria retribuzione per mantenere il posto di lavoro» aveva detto il segretario provinciale del sindacato dei trasporti della Cisl. —
 

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