Cappellari attacca le due mostre: «Visitatori al minimo sindacale»

In un anticipo di campagna elettorale il consigliere regionale della Lega  critica indirettamente Palazzi e chiede i costi per Giulio Romano  

MANTOVA. Le due mostre dedicate a Giulio Romano che si sono chiuse lunedì 6 gennaio sono destinate a scatenare la bagarre politica. Ad accendere la miccia è un post su Facebook del consigliere regionale leghista Alessandra Cappellari dal titolo «Il mago della cultura?».

In esso la Cappellari mette a confronto l’affluenza a quattro mostre, e cioè la Celeste Galeria, Mirò e le due su Giulio Romano, per contestare che le ultime due siano state un successo come hanno detto alcuni organizzatori, Comune di Mantova e Fondazione Palazzo Te. Inoltre, per un giudizio definitivo l’esponente leghista aspetta di conoscerne i costi.

Nel mirino finisce il sindaco Mattia Palazzi in un inizio anticipato di campagna elettorale: il post, infatti, si conclude con tre hastag: Mantova2020, isostoconrossi e legasalvinimantova che altro non sono che un sostegno al candidato sindaco del centrodestra Stefano Rossi.


«2002. La "Celeste Galeria" - scrive la Cappellari - dopo 134 giorni chiudeva a quota 530.000 visitatori ed entrava nella storia come la mostra dei record e della bellezza». E aggiunge: «2015. Mostra Mirò accoglieva 75.000 visitatori». Fino ad arrivare al 2019: «Mostra Giulio Romano registra 84.000 visitatori al Te e 43.000 al Ducale e si dovrebbe aggiungere che, considerando il biglietto unico, a meno di magie particolari, può venire il dubbio che l’addizione non sia l’operazione appropriata al caso. Comunque, oggi viene comunicato il numero dei biglietti, ora attendiamo con altrettanta solerzia i costi totali: il contributo degli sponsor (vedi Tea) e le entrate reali, magari con un confronto. Poi tireremo le somme, senza magia».

Un post duro che attira tanti commenti di segno opposto. C’è chi condivide la presa di posizione del consigliere regionale leghista considerando un buco nell’acqua le due mostre e chi, invece, evidenzia che gli eventi culturali vanno valutati sia in termini di ricaduta economica sulla città sia, sopratutto, in termini di ricaduta umana e culturale sui cittadini. La replica della Cappellari: «Nessuno pretende utili, ma nemmeno che vengano sbandierati grandi successi quando, invece, trattasi di minimo sindacale per l'impegno economico a carico della collettività profuso. Si pretende, soprattutto, chiarezza in ogni dove».
 

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