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Lavoro: crollano le assunzioni, ma il mercato è in equilibrio

Nel quarto trimestre 2019 cinquemila avviamenti in meno: industria in affanno. Il segretario della Cisl: «Subito un’Agenzia di sviluppo per attrarre nuovi insediamenti»

Igor Cipollina
1 minuto di lettura
(ansa)

MANTOVA. I dati confermano i sospetti, la percezione di una crisi che sbava l’orizzonte in una linea nervosa, interrotta. Un orizzonte d’incertezza nel quale siamo ancora immersi. I dati in questione sono quelli raccolti dal Sistema informativo statistico lavoro (Sistal) di Regione Lombardia, elaborati e interpretatati dal segretario della Cisl, Dino Perboni.

Sotto la lente c’è l’andamento del mercato mantovano nell’ultimo spicchio del 2019, il quarto trimestre. L’affanno è nell’emorragia di assunzioni, crollate da 15.055 (nel 2018) a 10.529 (–30%). Ed è anche nelle proroghe, quasi dimezzate: 2.847 contro 5.494. Vero, cifre e percentuali vanno lette in un contesto più largo, e richiedono chiavi adatte, come sollecitava a fare la Camera di commercio rispetto al Bilancio imprese 2019, ma il polso dell’economia appare comunque debole.

Dati alla mano, a compensare l’emorragia delle assunzioni (per tutte le tipologie di contratto, permanenti e flessibili) è il crollo delle cessazioni, passate da 17.438 a 9.540. Del resto, se meno assumi, meno licenzi. Almeno in un contesto in equilibrio. Ad ogni modo, nell’ultimo quarto di 2019 il saldo tra avviamenti e cessazioni risulta positivo per 989 posti/unità, mentre nello stesso spicchio di 2018 era negativo per 2.383.

Se si guarda alle assunzioni, i settori più ammaccati appaiono l’industria e le costruzioni: il primo è passato da 3.242 a 2.187 avviamenti, l’edilizia da 766 a 528. Per entrambi vale la stessa notazione generale: a riportare il saldo in positivo è la contestuale contrazione delle cessazioni. Contrazione che, invece, non salva l’agricoltura, dove si segnalano 980 avviamenti (nel 2018 erano 1.073) a fronte di 1.872 cessazioni (contro 3.374). In bilico anche il settore del commercio e dei servizi, che ha chiuso il 2019 con una diminuzione delle assunzioni pari a –31,5% (da 9.974 a 6.834), rimessa in asse dal calo delle cessazioni: alla fine il saldo è positivo per 1.566 unità.

«Appare sempre più evidente che l’attuale situazione economica, con le sue inevitabili ricadute sociali a causa del permanere della fragilità occupazionale, va affrontata con strumenti nuovi e l’impegno di tutti – sollecita Perboni – Per questo, così come in altri territori e province, è necessario mettere in piedi un’Agenzia di sviluppo capace di attrarre insediamenti produttivi e aziendali, creando così nuovi posti di lavoro». L’ Agenzia dovrebbe essere frutto di «una cabina di regia territoriale composta da Camera di commercio, Lombardia, Comune capoluogo, Comuni dell’hinterland e dei Piani di Zona, Provincia e parti sociali». Tutti insieme «per un progetto condiviso di sviluppo, crescita economica e sociale del territorio».

E poi c’è il solito nodo ostinato da sciogliere per affrancare Mantova dal suo isolamento: l’autostrada Mantova-Cremona e una ferrovia moderna. O così, oppure resteremo periferia.

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