Suini, per i produttori  si preannuncia un anno di grandi soddisfazioni

Tanti gli investimenti e la Cina che rallenta per la peste Ronconi: prevediamo quotazioni al di sopra delle medie

MANTOVA. La lieve flessione dei prezzi registrati dalla Commissione unica nazionale dei suini da macello nelle ultime due sedute del 19 dicembre e del 3 gennaio non tragga in inganno: per la suinicoltura, anche il 2020 sarà una buona annata. E la fiducia dei produttori ha già generato nuovi investimenti.

«La fase positiva dovrebbe mantenersi su quotazioni al di sopra delle medie anche quest’anno»: ne è convinto Thomas Ronconi, allevatore di Coldiretti Mantova e presidente dell’Anas, l’Associazione nazionale allevatori di suini. «Conseguenza dell’effetto Cina» spiega Ronconi. Il mercato nazionale ed europeo, in effetti, sta tirando grazie all’esplosione di peste suina in Cina, che ha fatto crollare le produzioni di maiali nell’ex Celeste Impero da 705 milioni di capi nel 2017 a 490 milioni di capi nel 2019 (stime del Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti, elaborati da Teseo by Clal).

È grazie a queste dinamiche, con Spagna e Germania fra i primi esportatori dell’Ue, che si sono alleggerite le pressioni sul mercato italiano. Lo testimoniano i dati elaborati da Anas relativi ai primi nove mesi del 2019, che hanno visto diminuire in quantità le importazioni in Italia rispetto allo stesso periodo del 2018 di suini vivi (-23,8%), carni fresche (-5,3%), carni congelate (-1,9%) e carni lavorate (-3,7 per cento).

Forti di una congiuntura positiva, che per i suini grassi da macello ha segnato un incremento delle quotazioni di oltre il 35% nella seconda metà del 2019, gli allevatori stanno investendo per crescere e per migliorare benessere animale, bio-sicurezza e produttività.

Claudio Veronesi, allevatore di Sustinente con una produzione a ciclo chiuso di circa 35mila suini all’anno, sta costruendo un capannone per l’accrescimento delle scrofette e una sala parto “libera” per un centinaio di scrofe, anticipando così le disposizioni normative comunitarie, che entreranno in vigore nel 2025. «Affronteremo una spesa di circa 1,2 milioni di euro, che migliora ulteriormente benessere animale e bio-sicurezza» spiega Veronesi, pioniere della filiera antibiotic free.

Anche Mauro Gambaretto, allevatore di Rodigo con 700 scrofe a ciclo chiuso e 19.800 maiali svezzati all’anno, prosegue il percorso di crescita. «Nel 2019 ho costruito una stalla nuova per l’ingrasso in grado di ospitare circa 1.800 posti e un mangimificio, perché da sempre produco la razione alimentare secondo il fabbisogno – dice - Inoltre, sto costruendo una struttura per 6mila posti destinati allo svezzamento a Marcaria. La struttura dovrebbe essere pronta a marzo». In totale la cifra investita si avvicina ai tre milioni di euro.

Anche per Veronesi e Gambaretto le prospettive di mercato sono positive per il 2020, al netto di oscillazioni legate alla stagionalità. Le incertezze, semmai, sono spostate avanti di tre-quattro anni, «quando la Cina avrà superato l’emergenza della peste suina» e la produzione europea dovrà individuare nuove rotte commerciali.

Del futuro della suinicoltura fra prospettive di mercato, benessere animale e futuro delle produzioni di qualità si parlerà venerdì 24 gennaio (alle 17.30) a Villa Corte Peron di Marmirolo. Fra i relatori interverranno Paolo Carra, presidente di Coldiretti Mantova e vicepresidente di Coldiretti Lombardia, Thomas Ronconi, presidente Anas, Loris Alborali dell’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia-Romagna, Giorgio Apostoli, capo servizio Zootecnia di Coldiretti, il direttore di Opas Valerio Pozzi ed Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti.
 

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