Ora il Politecnico si allarga: più posti per la magistrale

Lievita da 80 a 100 il numero di studenti ammissibili al corso in lingua inglese. Il prorettore: «La decisione risponde all’aumento costante delle richieste»

MANTOVA. S’allarga il polo territoriale del Politecnico di Milano, che moltiplica il numero di posti disponibili per il corso di laurea magistrale in Architectural design and history: da ottanta a cento (più la truppa degli Erasmus), divisi in parti uguali tra studenti italiani e internazionali. A dare il via libera è stata la giunta della Scuola di Architettura, nel perimetro del Politecnico, presieduta da Ilaria Valente.

Così a partire dall’anno accademico 2020/2021.


Racconta il prorettore di un’opportunità coltivata da tempo, resa adesso possibile da due condizioni.

«La prima è la pressione delle richieste, in continuo aumento – riferisce Federico Bucci – l’anno scorso ne sono arrivate centoquaranta. Come selezioniamo gli studenti? Sulla base del merito, dei voti del triennio e del curriculum».

La seconda condizione poggia sulla «serenità di budget garantita da un’ottima relazione con la Fondazione UniverMantova».

A marzo nelle casse del Politecnico arriveranno i 300mila euro della seconda rata per la Cattedra Unesco, soldi vincolati al completamento della residenza universitaria di via Solferino. Domanda: più studenti significa anche più prof? «Sì, in prospettiva, e, soprattutto, risponde anche allo spirito del nuovo piano triennale del rettore Ferruccio Resta, che evidenzia il ruolo del Politecnico come università leader in Europa – risponde Bucci – Ecco, Mantova è un tassello strategico di questo mosaico, che ha come perno e leva la promozione delle attività culturali e dei beni architettonici».

Ripete il prorettore che, come istituzione, l’università deve progettare sul lungo periodo, l’orizzonte è il 2050, non oggi né domani. E questa spiega i continui appelli al territorio e alle imprese, perché finanzino la ricerca e confermino Mantova nel suo ruolo di capitale naturale dell’architettura. Di laboratorio dove sperimentare la progettazione del futuro nel contesto della storia.

Intanto, in previsione dell’aumento del numero di studenti, la progettazione si esercita sulla sede di via Scarsellini: «La stiamo trasformando – informa Bucci – abbiamo già ricavato delle nuove sale studio e un nuovo spazio per i docenti, al primo piano allestiremo un museo albertiano con i modelli esposti al Famedio, riqualificheremo anche il secondo cortile e amplieremo l’offerta di servizi». Già adesso la sede è aperta fino a mezzanotte. E di recente è nata una nuova associazione studentesca.

Se Mantova ancora fatica a riconoscersi come città universitaria, pur nella dimensione raccolta che è la sua cifra, una spinta in questa direzione arriva dagli studenti, soprattutto quelli internazionali, col loro bagaglio di esigenze formative e relazionali. Bangladesh, Vietnam, Turchia, Iran, Stati Uniti, Ecuador, Cina, Giappone, Sudafrica, Brasile, Messico, Corea del Sud: la geografia delle provenienze abbraccia (quasi) tutto il pianeta e fa di Mantova una serratura attraverso la quale osservare il mondo. E dal mondo lasciarsi ammirare.—




 

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