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Pietre d’inciampo per i Levi: «Ci obbligano a ricordare»

Stamattina la conferenza della storica Adachiara Zevi e nel pomeriggio alle 15 la posa in via Principe Amedeo con l’artista tedesco Deming

Gilberto Scuderi
1 minuto di lettura

MANTOVA. Un contrattempo a Firenze ha impedito a Adachiara Zevi di arrivare a Mantova per tenere all’Università la conferenza sulle pietre d’inciampo prevista ieri alle 18. L’incontro avverrà questa mattina alle 10.30 nell’aula magna in piazza d’Arco 3.

Alle 15, in via Principe Amedeo tra i numeri civici 40 e 42 davanti alla casa dove abitava la famiglia Levi, l’artista tedesco Gunter Demnig poserà quattro pietre con incisi i nomi di Enea Samuele Levi, di Elide Levi e delle loro figlie, la ventiquattrenne Silvana e la quattordicenne Luisa, la più giovane deportata ebrea mantovana. Adachiara Zevi, storica dell’arte, docente universitaria e fondatrice dell’associazione “Arteinmemoria” di cui è presidente, ha anticipato alla Gazzetta alcuni passaggi del suo intervento. Spiegherà cosa sono le pietre d’inciampo e soprattutto cosa le rende diverse dagli altri monumenti e memoriali delle persecuzioni nazifasciste. «Sono individuali, ogni pietra un nome, interrate, piccole quasi invisibili ma diffuse perché si trovano in mezzo a noi, le incontriamo camminando, sono un fatto materiale, c’è impatto fisico. Non sono lontane, in Germania o in altri luoghi dove c’erano i campi di sterminio, ma vicine e le vediamo ogni volta che usciamo e entriamo in casa» dice.

A commissionare le pietre sono le famiglie delle vittime del nazifascismo. «Le pietre ti costringono a pensare. Tu magari non ne hai voglia, ma loro sono lì. Possono darti fastidio, è comprensibile, e preferiresti non ci fossero. Ma non puoi negare ciò che accadde» ribadisce Zevi. Tutti i dati riportati sulle pietre sono verificati negli archivi. E siccome di quei morti non resta nulla perché sono finiti in cenere e fumo, quelle pietre sono come tombe: «Attraverso le pietre, partendo da ogni individuo, si tesse il mosaico della storia» conclude. L’artista le posa una per una e il progetto, iniziato nel 1993, non si sa quando finirà perché ogni anno ci sono nuove richieste. In Europa sono già state posate circa 50mila pietre. Oggi si aggiungono le quattro di Mantova. —

 

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