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Patto per la sicurezza sul lavoro a Mantova, la Cgil: ancora troppe vittime

In prefettura la firma del protocollo tra sindacati, aziende, enti e forze dell’ordine. Mantovanelli: «Molti incidenti non vengono denunciati, servono più controllori»

MANTOVA. La statistica racconta che nei primi undici mesi del 2019 gli infortuni sul lavoro in provincia di Mantova sono calati. E i numeri nudi e crudi forniti dall’Inail dicono che le morti bianche sono passate da 21 a 14. Ma Mauro Mantovanelli, segretario confederale della Cgil con delega alla sicurezza, non ci sta ad usare toni trionfalistici: «Questi numeri sono ancora troppo alti, questa strage va fermata. Non è più accettabile: in questi ultimi dieci anni la dimensione della strage di lavoratori e lavoratrici è stata di 17mila persone».

Spiega Mantovanelli che «a tutti questi numeri va aggiunta qualche considerazione che ci impedisce di utilizzare toni trionfalistici: i dati Inail, infatti, non sono messi in relazione con il numero degli occupati, né considerano molti infortuni a causa dell'omessa denuncia da parte di lavoratori precari o ricattabili che vengono gestiti come malattia per conto Inps».

Se a livello nazionale manca ancora «una vera e propria strategia per la salute e la sicurezza sul lavoro in linea con l'Europa», in provincia di Mantova finalmente qualcosa sta per cambiare.

Si terrà il 13 gennaio in prefettura il tavolo aperto mesi fa tra parti sociali, sindacali e datoriali, Inail, Inps, ispettorato del lavoro, Ats Valpadana e forze dell'ordine «per la sottoscrizione definitiva – annuncia il sindacalista – del Protocollo d'intesa per la promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro al fine di agevolarne al più presto l'entrata in vigore. È un passaggio importante che prevede formazione, controlli, verifiche ed è la prima volta che viene fatto».

Altri tavoli importanti per la prevenzione e sicurezza sono al momento aperti tra sindacati, Ats e datori di lavoro con l'obiettivo di dar vita a un progetto di formazione mirata per gli Rls (Responsabili dei lavoratori per la sicurezza) da mettere in campo nel 2020. E anche in Apindunstria e Confindustria sono aperti da mesi tavoli per il rilancio della formazione degli organismi paritetici provinciali su prevenzione, salute e sicurezza.

Tra i nodi da affrontare subito, secondo Mantovanelli, quello della vigilanza sui luoghi di lavoro «attraverso – spiega – una più chiara attribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. In quest'ottica sarebbe importante recuperare il ruolo delle parti sociali concedendo loro più alti livelli di partecipazione».

Occorre poi «avviare – afferma – una campagna di assunzioni di ispettori del lavoro, di medici del lavoro, di tecnici della prevenzione che vadano a colmare i vuoti di organico determinatisi negli ultimi anni a causa del mancato turn-over. Per far questo servono stanziamenti di risorse mirati e di livello sufficiente: non è accettabile non avere ispezioni e non garantire efficaci controlli a causa della carenza di personale nei diversi enti che ne sono deputati alle verifiche».

Altro punto cruciale è «l'esigibilità del diritto alla formazione sulla salute e sicurezza per tutti i lavoratori e le lavoratrici, superando i comportamenti elusivi delle aziende, che sono la causa di molti infortuni sul lavoro e di molte malattie professionali e del fenomeno degli accadimenti nefasti nelle prime ore di lavoro dopo l'assunzione».

Tragedie che sono «il segno evidente – conclude Mantovanelli – della poca conoscenza dei rischi potenziali e delle procedure di sicurezza, in un paese dove il lavoro nero e grigio continua a rappresentare una realtà purtroppo diffusa».

 

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