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Gli studenti si organizzano: al Politecnico di Mantova nasce “Hangar”

L’associazione ha ottenuto due aule e ha in cantiere diverse iniziative. I promotori: «Vogliamo mettere in relazione le idee per farle decollare»

Igor Cipollina
1 minuto di lettura

MANTOVA. L’hanno chiamata Hangar, immaginando l’associazione come un deposito di idee da assemblare e far decollare. Uno spazio fisico e simbolico per rivendicare il protagonismo di un vivace manipolo di giovani: l’avanguardia di una famiglia larga più di settecento studenti, che fanno di Mantova, spesso suo malgrado, una città universitaria. Così la famiglia del Politecnico, rappresentata da Marco Patruno, 25 anni, Valeria Lualdi, 24, e Samuele Silvestri, 22, tra i promotori di Hangar. Tutti studenti del corso di laurea magistrale in “Architectural design and history”.

La neonata associazione diventa anche pretesto per cogliere il riflesso della città nello sguardo di tre fuorisede. «Mantova? È accogliente e quel che offre ci basta perché studiamo tanto» risponde Marco, che arriva da Corato (Bari). «Non è una città per universitari – interviene Valeria da Turbigo, provincia di Milano – ma qui in facoltà c’è un’atmosfera più intima, che incoraggia i legami. In pochi mesi con l’associazione abbiamo ottenuto cose che in tre anni non ho visto realizzarsi a Milano, dove ho frequentato la triennale». «Non propone molto, ma ultimamente la città appare più vivace – registra Samuele da Nonantola, Modena – e, comunque, noi di tempo libero ne abbiamo sempre meno».

E comunque, loro, nel perimetro della facoltà ci stanno benissimo, come a casa. Anche perché, se Mantova ha un temperamento tranquillo, ci pensa la truppa degli studenti internazionali del Politecnico a portare l’alito del mondo tra i ciottoli e le pietre antiche. «È come fare l’Erasmus restando in Italia» commenta Valeria, contagiata dalla voglia d’immergersi in orizzonti lontani. Pronta a uscire dall’hangar e a rullare sulla pista quando sarà il momento.

Il progetto di un’associazione studentesca ha cominciato a prendere forma un anno fa, sull’onda di alcune esigenze raccolte attraverso un sondaggio: colmare il vuoto lasciato dalla precedente associazione Stark, disporre di uno spazio fisico nel quale trovarsi e di un ambiente simbolico dove «fare da sé» e mettere in relazioni le idee.

Lo spazio fisico l’hanno ottenuto: due aule strappate a un uso intermittente per farne un ritrovo aperto a tutti, non solo agli associati (che sono già una cinquantina). Diverse le iniziative realizzate e quelle in cantiere: tra le prime, degli incontri con alcuni studi di architettura, per confrontarsi con il mondo del lavoro, tra le seconde due convegni sul rapporto donne-architettura e sulla situazione politica in Cile. Senza tralasciare lo svago leggero: vedi alla voce “feste studentesche”. 

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