Cantieri, fermata bus e Sos medici: progetti e punti deboli dei nostri ospedali

Intervista al dottor Riccardo Bertoletti, da un anno direttore sanitario dell’Asst di Mantova. «Mancano 22 camici bianchi, ma continua il reclutamento. Stiamo studiando una sosta Apam per il centro analisi». Tempi duri per la seconda risonanza, ma ci sono i fondi per la Tac di Pieve. L'ex pronto soccorso diventerà il Presst di Mantova e quattro vecchie palazzine il centro servizi  

Dottor Bertoletti, da dove vogliamo iniziare? Dalle cose fatte nel suo primo anno da direttore sanitario aziendale dell’Asst o dalle cose ancora da fare?

«Beh, se non le dispiace inizierei da una considerazione. Appena arrivato a Mantova mi sono subito accorto, avendo lavorato in varie strutture, che i mantovani non si rendono bene conto dell’ospedale che hanno. Con tutte le difficoltà che ogni giorno affrontiamo posso dire che il Carlo Poma è un centro di eccellenza a livello regionale».


Ok, vada con l’elenco delle cose fatte.

«Con un notevole sforzo di convincimento nei confronti dei nostri operatori sanitari abbiamo rivoluzionato il sistema delle guardie dipartimentali e interdipartimentali, che vuole dire che abbiamo cambiato la guardia notturna in Medicina d’Urgenza, Medicina, Malattie infettive, Nefrologia e Oncologia. Il motivo è che avevamo una guardia in Medicina d’Urgenza e una in Medicina e nessuna negli altri reparti dove era presente solo la reperibilità durante la notte. C’era quindi uno squilibrio tra pazienti che potevano contare su un medico immediatamente e quelli che dovevano attendere il reperibile. Il paziente ora riceve un’assistenza più veloce. Dopo una prima resistenza i medici hanno metabolizzato che in realtà si tratta solo di una notte al mese».

I cambiamenti organizzativi spesso nascono da una carenza di personale. Com’è la situazione?

«Non nascondo che abbiamo bisogno di più medici e infermieri. Ogni reparto dovrebbe avere almeno uno-due medici in più e attualmente mancano 22 professionisti. Facciamo concorsi quasi tutte le settimane, ma non sempre chi vince sceglie di venire a Mantova perché nel frattempo ha trovato un posto in un altro ospedale. Nel giro di tre mesi, comunque, contiamo di risolvere il problema. Fatichiamo soprattutto, ma è così in tutta Italia, a reclutare anestesisti, ortopedici e medici con la specializzazione in Medicina d’Urgenza. Per gli infermieri il problema è diverso. Quando sono arrivato mi sono trovato di fronte a una graduatoria arrivata a quota 900 e pensavamo di essere a posto per i prossimi tre anni. Invece abbiamo già superato il numero 550 nell’arco di pochi mesi. Molti dunque non hanno accettato. A novembre e dicembre, ad esempio, ne abbiamo chiamati 50 e ne sono arrivati 11. Gli altri o lavoravano già o non avevano voglia di trasferirsi. Attualmente ne mancano 21».

Il direttore sanitario dell'Asst di Mantova Riccardo Bertoletti: chi è e qual è il suo ruolo



Poi, cos’altro ancora?

«Negli ultimi dodici mesi abbiamo inaugurato la recovery room, quattro letti tecnici per i pazienti complessi appena operati, la nuova Terapia Intensiva Neonatale, l’acceleratore lineare, la nuova Tac al Poma e richiesto e ottenuto il finanziamento per la nuova Tac a Pieve di Coriano. Poi abbiamo riorganizzato i letti monitorizzati della Medicina riunendoli in un’unica sezione. A Pieve abbiamo invece riassorbito in ospedale la maggior parte degli uffici del territorio che erano nell’ex ospedale di Ostiglia, un edificio non più idoneo».

E la seconda risonanza magnetica per Mantova, che anche i suoi predecessori hanno tentato di acquistare?

«Punto dolente. Ci stiamo ancora provando e non molliamo, ma la Regione non ce l’ha ancora concessa. Perché? Non ne sono sicuro, ma credo che ce ne siamo altre in provincia di Mantova, nel privato, che possono dare risposte alle richieste dell’utenza».

Il 2020 sarà un anno di cantieri, anche maxi come quello del Polichirurgico.

«Sul quello abbiamo avuto un lieve ritardo perché è subentrata l’esigenza di nuovi lavori. Ma ora è tutto già pianificato. Il nuovo Cup e il nuovo centro analisi, ricavati nell’ex lavanderia ristrutturata, saranno aperti nel giro di due mesi. Poi c’è tutta la partita dell’area del vecchio Poma e del suo riutilizzo. Stiamo facendo lavori antincendio in quattro palazzine che in futuro diventeranno il centro servizi della presa in carico dei pazienti cronici. Inoltre, la palazzina ex pronto soccorso diventerà una specie di sezione del Poma rivolta all’ambulatoriale, di fatto lo potremmo considerare il Presst di Mantova. Infine stiamo studiando la nuova viabilità interna che consenta di far passare un autobus dell’Apam dentro il vecchio ospedale, con fermata davanti al nuovo centro prelievi».



Capitolo posti letto. Sempre pochi?

«Se ci paragoniamo con la maggior parte delle province lombarde sì, siamo carenti di posti letto pubblici per acuti e sub acuti, che ora si chiamato letti degli ospedali di comunità e dove vengono ricoverati pazienti che non possono stare al domicilio. Per fare un esempio sto parlando dei letti che abbiamo a Bozzolo e che vorremmo mettere anche a Pieve di Coriano. L’Ats dellaVal Padana ha quantificato che ci occorrerebbero almeno 80 letti in più. Ho fatto richiesta per averne almeno una quindicina. Vediamo che cosa risponde la Regione».

Caso Tortelli, il primario della Riabilitazione cardiorespiratoria che si è dimessa in polemica con il trasferimento del reparto dal Poma a Pieve di Coriano.

«Abbiamo fatto di tutto per cercare di convincerla a restare con noi, ma lei ha fatto una scelta personale».


Tra i problemi più sentiti dall’utenza c’è il parcheggio insufficiente.

«Lo sappiamo bene che servono altri posti auto, ma dico subito, perché so che è la cosa che più ci viene contestata, che non possiamo togliere le aree verdi e le aiuole. Abbiamo chiesto al Comune di poter ampliare il numero dei posti sacrificando le aree verdi, riequilibrandole con il verde al di là della strada. Per ora da quanto ci è stato detto non si può fare».

I vostri punti di forza.

«Per citarne alcuni, tutta la filiera del cuore e quindi l’area cardiovascolare, la Riabilitazione motoria sia di Bozzolo che di Pieve, l’area testa-collo e la Neuroradiologia, che dal prossimo mese sarà reperibile h 24».

Che cosa manca all’Asst?

«Sicuramente la sala ibrida, cioè la sala operatoria in cui gli interventi di vascolare, cardiochirurgia e cardiologia possono essere fatti con tecniche mininvasive con approccio endoscopico».

So che non è materia sanitaria, ma quando aggiustate gli ascensori troppo spesso in tilt?

«Stiamo facendo la gara per i pezzi da sostituire, lo prevede il regolamento regionale ed effettivamente si tratta di una pratica un po lunghina. Tra un mese contiamo di aggiustarli. Ma vuole che le dica la verità: il problema è anche che per manutenzione e pezzi di ricambio le ditte sono diverse».



CHI E'

Riccardo Bertoletti, 60 anni, originario di Sondrio, è sposato con una psicologa e ha tre figli, di 19, 18 e 15 anni. Dal febbraio dell’anno scorso è direttore sanitario aziendale dell’Asst di Mantova. Laurea in Medicina e Chirurgia a Pavia, ha tre specializzazione in Medicina del Lavoro, Allergologia e Immunologia Clinica, Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio e Igiene. Dal 1985 al 1988 ha svolto attività di ricerca al Policlinico San Matteo di Pavia. A partire dal 1992 ha lavorato, prima come pneumologo e poi come medico competente, all’azienda ospedaliera di Sondalo, dove successivamente è stato anche responsabile della struttura di Medicina del Lavoro. Lo stesso ruolo l’ha ricoperto all’Asst Valtellina e Alto Lario dal 2003. In seguito è stato direttore medico dei presidi di Chiavenna, Sondrio e Sondalo dell’azienda valtellinese, prima di assumere la carica di direttore sanitario dell’Asst di Mantova a partire dal 15 febbraio 2019. È appassionato di montagna e di verde. Nel suo ufficio ha cinque vasi di orchidee, il suo fiore preferito, che accudisce personalmente.

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