Corneliani Mantova, i giudici: "Problemi strutturali già presenti quanto meno dal 2016"

Ecco la sentenza del Tribunale di Brescia che ha respinto il ricorso della famiglia contro gli amministratori del fondo Investcorp. Depositato l'atto ufficiale per la fusione

MANTOVA. Puntavano a un’ispezione giudiziaria dell’amministrazione della società e in particolare dei suoi assetti organizzativi, amministrativi e contabili con conseguente adozione di «ogni altro provvedimento ritenuto necessario od opportuno al fine di eliminare le gravi irregolarità denunciate »: questa la richiesta alla sezione speciale Impresa del Tribunale di Brescia che chiudeva il ricorso ai sensi dell’articolo 2409 del codice civile firmato dalla famiglia Corneliani e respinto dai giudici perché «infondato nel merito» in quanto privo dei requisiti di tempestività e attualità richiesti dalla legge. Mentre trapela la notizia che giovedì 23 gennaio è stato depositato l’atto definitivo di fusione per incorporazione di Corneliani spa nel socio di controllo Sarti Holdings (Italy) srl, il decreto di rigetto dei giudici consente di fare ulteriore luce sugli ultimi passaggi di questa complicata vicenda, che hanno rischiato di ripercuotesi sui lavoratori della casa di moda.

La denuncia respinta


Le accuse mosse dai Corneliani sono note: «gravi irregolarità nella gestione della società» che avrebbero determinato e aggravato «un rilevantissimo danno alla società» imputabili, secondo loro, agli amministratori nominati dal socio di controllo Sarti Holdings (Italy) oltre che all’ex amministratore delegato da poco cessato dalla carica e nominato direttore generale.

«Ricorso infondato»

«Nel merito, il ricorso è infondato e va respinto» scrivono i giudici ricordando che «il presupposto della denuncia ex articolo 2409 deve essere il fondato sospetto di gravi irregolarità degli amministratori commesse in violazione dei loro doveri, idonee ad arrecare danno alla società» e che sono quindi necessari requisiti di tempestività e attualità che la denuncia dei Corneliani non possedeva.

«intempestivo»

Fa presente il Tribunale che «per come descritta dagli stessi ricorrenti l’inadeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili più che costituire l’esito di specifiche irregolarità poste in essere in tempi attuali o recenti dagli amministratori espressione del socio di maggioranza, avrebbe carattere addirittura strutturale risalendo (quanto meno) all’ingresso di Investcorp nella compagine sociale».

«e inattuale»

Il fatto che la società versi oramai «in una situazione di gravissima crisi – come sostenuto dai ricorrenti – sia sul piano economico-finanziario sia su quello dell’organizzazione aziendale» ha indotto i giudici a ritenere «già consumata la potenzialità lesiva» che il ricorso punterebbe a inibire «rendendo inattuale la misura richiesta». Non solo. Il procedimento giudiziario è stato «instaurato in pendenza dell’operazione di fusione già deliberata» e il tempo tecnico dell’ispezione richiesta dai Corneliani «andrebbe a maturare in un momento successivo al perfezionamento della fusione in cui gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili oggetto delle lamentate carenze sarebbero inevitabilmente mutati». D’altronde «a oggi non si ha notizia che l’operazione abbia trovato la resistenza attiva dei soci di minoranza o l’opposizione dei creditori sociali (il termine è scaduto il 17 gennaio)». Inattualità data anche dal fatto che dopo il deposito del ricorso e prima della sua notifica l’assemblea dei soci ha il 2 dicembre nominato all’unanimità il nuovo amministratore delegato Brandazza, il cda gli ha conferito le deleghe lo stesso giorno e il 17 dicembre «ha deliberato (con voto favorevole anche degli amministratori espressione del socio di minoranza) l’immediato conferimento all’ad dei poteri». Infine anche «il dato, pacifico tra le parti, che la società veda i suoi organi regolarmente funzionanti» esclude secondo il Tribunale la necessità attuale di un’ispezione giudiziaria.

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