Bonetti alle deputate del Pd: «Grave dividersi sulla violenza»

La replica della ministra alle accuse di non fare abbastanza per la difesa delle donne 

MANTOVA. Elena Bonetti è rimasta sorpresa dalle critiche delle parlamentari e sottosegretarie Pd, che hanno scritto una “lettera aperta” per chiederle di «darsi una mossa» sul fronte della lotta contro la violenza sulle donne. Commentando gli omicidi delle ultime settimane, le esponenti Pd - tra cui Anna Ascani, Lorenza Bonaccorsi e Francesca Puglisi - chiedono «azioni concrete» e un «cambio di passo». Critiche che la ministra per la famiglia e le pari opportunità (Italia Viva) legge prima di salire in aereo per tornare da Bruxelles, dove era ieri per incontrare la commissaria europea per l’eguaglianza Helena Dalli.

«Un incontro di grande interesse. Come governo italiano attiveremo dal mese di marzo un percorso per la redazione del primo piano strategico per la parità di genere. Ho voluto condividerne con lei le linee di indirizzo. Abbiamo in particolare parlato di “gender gap”, dal punto di vista salariale e di inclusione delle donne nel mondo lavorativo. E ho portato il lavoro che stiamo facendo per il contrasto alla violenza maschile contro le donne».


Un lavoro insufficiente, secondo le esponenti del Pd. Le chiedono di darsi una mossa…

«Ho letto la lettera sulle agenzie di stampa. Mi è spiaciuto che alcune colleghe di governo e deputate abbiano scelto di segnalare presunte criticità dell’azione di un governo di cui facciamo tutte parte. Molte di loro siedono ai tavoli convocati a più riprese su questi temi, in particolare nella cabina regìa che presiedo per il contrasto alla violenza sulle donne…».

Vuol dire che ai tavoli dove vi incontrate non erano emerse sollecitazioni?

«No, non mi sono mai state avanzate delle critiche. Confesso che non capisco neanche l’oggetto delle critiche. Probabilmente più che di “cambiare passo” si tratta di continuare e proseguire nell’azione di contrasto della violenza contro le donne: tante misure sono state già messe in campo e altre sono state progettate. Ne elenco solo alcune: abbiamo da subito voluto sbloccare 30 milioni di euro da destinare alle regioni per il sostegno antiviolenza, è stata riattivata la cabina regìa con la quale abbiamo revisionato il piano operativo, abbiamo incontrato più volte la rete dei centri antiviolenza. E poi, insieme al ministro Bonafede abbiamo avviato una verifica del codice rosso… E sono stati sbloccati i fondi per gli orfani di femminicidio».

E allora perché queste critiche? Pensa che ci sia una motivazione politica dietro, come dice qualche suo compagno di partito?

«Lo deve chiedere alle firmatarie della lettera. Da parte mia sono convinta che dobbiamo continuare a lavorare, gli impegni assunti sono tanti, le donne meritano tutto il nostro impegno in modo assiduo. Mi ha fatto molto piacere comunque ricevere telefonate e messaggi di tante esponenti del Pd, anche molto competenti in materia, che non hanno voluto sottoscrivere quel documento ed anzi mi hanno incoraggiata a continuare il mio lavoro. Ma non voglio alimentare polemiche. Chi ha responsabilità di governo deve sempre richiamarsi a una testimonianza di squadra. Dividersi di fronte a un fenomeno tragico e inaccettabile come la violenza sulle donne lo trovo un fatto grave».

Incontrerà le firmatarie della lettera?

«Come ho detto molte siedono nella cabina di regìa. In quella sede, che è quella competente, mi auguro che gli argomenti vengano correttamente posti».


 

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