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Mantova, sono 45 gli studenti cinesi del Politecnico

Contattati tutti per email e al telefono. Il prorettore Bucci: «L’emergenza va affrontata in modo umano e responsabile» 

MANTOVA. Allerta e umanità: si muove sul filo teso tra questi due paletti la strategia messa in campo dal Politecnico di Milano per fronteggiare la minaccia globale del coronavirus. Il punto d’equilibro è nella preoccupazione responsabile che non deve farsi allarme né, tanto meno, sospetto. Non in una «piccola comunità internazionale» come quella del polo territoriale di Mantova, che conta 45 studenti cinesi e, complessivamente, 300 fuorisede a larghissimo raggio: dalla Russia al Canada. Giovani cittadini del mondo con un concetto molto elastico dei confini, costretti, loro malgrado, a muoversi in un contesto che qualcuno vorrebbe ancora governato da muri.

«Stiamo seguendo tutti i protocolli e siamo in contatto costante con i nostri studenti – rassicura il prorettore Federico Bucci – I cinesi, certo, ma anche gli altri internazionali, perché non è escluso che siano andati in Cina, magari a trovare i loro amici». In questi giorni la sede di via Scarsellini non è animata dal solito viavai di ragazzi e non capita d’inciampare nella consueta babele di lingue, che fa del Politecnico una bolla di mondo nel cuore della provincia padana. No, la colpa non è del virus, si è semplicemente nel periodo di passaggio tra il primo e il secondo semestre, quando le lezioni lasciano il posto agli esami.


“Caro studente, non preoccuparti se sei bloccato in Cina, o preferisci rimanerci, e non puoi sostenere gli esami, al Politecnico siamo aperti alle situazioni. Se invece decidi di tornare, sono queste le procedure di controllo da seguire. Noi ti aspettiamo” ecco il tenore delle email inviate. “Aperti alle situazioni” significa anche all’opportunità di appelli straordinari, se necessario.

La prudenza vale pure in direzione uguale e contraria: sono stati bloccati tutti gli scambi e le missioni dall’Italia alla Cina. «Ma sempre con atteggiamento umano e rispettoso – insiste il prorettore – è necessario che ci sia un rapporto di solidarietà e comprensione con gli studenti, che sono i nostri figli». Dall’allarme è possibile trarre una lezione: «Lo ripeto, siamo una piccola comunità internazionale chiamata ad affrontare in modo umano e responsabile qualsiasi emergenza, dobbiamo dare l’esempio. Un luogo dove si formano i giovani non può derogare dal rispetto dell’altro».

Ieri è stata la Sars, oggi è il nuovo coronavirus, domani sarà qualcos’altro, per questo è importante tenere i nervi saldi e una linea di condotta rigorosa. «Bisogna fidarsi delle istituzioni che ci forniscono dei protocolli da seguire – scandisce Bucci – il messaggio è che noi non siamo impreparati, ma prontissimi. Io stesso l’altro giorno ho parlato al telefono con uno studente cinese che ha deciso di restare a casa. Il contatto è costante e personale».

Sul sito del Politecnico di Milano, tra le notizie in evidenza, c’è quella dedicata all’“infezione nuovo coronavirus”, cliccando è possibile scaricare la nota informativa del ministero della Salute con le “indicazioni per la gestione degli studenti e dei docenti di ritorno o in partenza verso aree affette della Cina”. Nulla è lasciato al caso mentre lo sguardo è già proiettato a marzo: «Sarà un grande secondo semestre» annuncia Bucci. 

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