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Accusò il vicino di tentato omicidio: a giudizio per calunnia

Giuseppe Provoli, 40 anni, di Monzambano è stato rinviato a giudizio per lesioni, minaccia e calunnia nei confronti di Raul Troni, 47 anni, che vive nello stesso Comune e che è difeso dall’avvocato Antonio Invidia del foro di Verona.

Giancarlo Oliani
1 minuto di lettura

MONZAMBANO. Aveva incolpato il vicino di casa di tentato omicidio, lesioni personali, violenza privata, minaccia, violazione di domicilio, omissione di soccorso e invasione di terreno pubblico. Ma il vicino di casa, finito a processo, è stato assolto. Quelle accuse si sono rivelate del tutto infondate e il giudice al termine dell’udienza aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura, per valutare nel merito la testimonianza dell’accusatore.

Nella mattinata di giovedì 13 febbraio Giuseppe Provoli, 40 anni, di Monzambano è stato rinviato a giudizio per lesioni, minaccia e calunnia nei confronti di Raul Troni, 47 anni, che vive nello stesso Comune e che è difeso dall’avvocato Antonio Invidia del foro di Verona.  Il 19 ottobre 2013, durante una accesa discussione, avrebbe spintonato Troni facendolo cadere a terra e provocandogli la frattura della clavicola sinistra, giudicata guaribile in venti giorni. Sempre in quella occasione l’avrebbe minacciato dicendogli “io ti ammazzo” brandendo un grosso sasso. Ma l’accusa più grave è quella di calunnia. Il 28 ottobre veniva depositata in Procura una querela con la quale si incolpava Troni dei reati citati all’inizio.

Non è la prima grana giudiziaria per la famiglia Provoli.

Nell’ottobre del 2017 il giudice per l’udienza preliminare Gilberto Casari aveva rinviato a giudizio Vittorio Provoli, 71 anni, la moglie Lidia Prà di 64 anni e i figli Giuseppe, Giovanni, Maria Teresa e Anna Maria. Calunnia, oltraggio, diffamazione, violenza privata e danneggiamento: queste le accuse. Parti lese l’ex sindaco di Monzambano Angiolina Bompieri, il luogotenente dei carabinieri Giovanni Vignola e il Comune di Monzambano. Giuseppe e Vittorio Provoli, in concorso tra loro, avrebbero pubblicamente diffamato l’ex sindaco Bompieri chiamandola “sindachessa venduta”. 

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