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Un anno di violenze: in 129 al Centro Donne Mantova 

Nuovo striscione di Non Una di Meno per lo sciopero dell’8 e 9 marzo

Richieste in aumento. Il 70% è di nazionalità italiana e il 49% ha un lavoro. «Prima si demolisce l’autostima, poi arrivano i pugni»

MANTOVA. Non comincia (quasi) mai con un pugno in un occhio, altrimenti non comincerebbe nemmeno. È la violenza psicologica ad aprire la porte a tutte le altre. Prima demoliscono l’autostima, poi passano ai pugni. O al guinzaglio e ai coltelli, come il “maltrattante” (così in gergo gli uomini violenti) del quale la Gazzetta ha scritto ieri. E sono tanti, questi maschi difettati che prevaricano e picchiano. E sono tante, sempre di più, le richieste d’aiuto di chi vuole rimettere assieme i cocci della propria identità: 129 le donne prese in carico nel 2019 dalla cooperativa sociale Centro Donne Mantova, che gestisce uno dei tre centri antiviolenza della provincia. Nel 2018 erano state 81, l’anno prima 69.

Come leggere questo trend? «Credo che ci sia una maggiore emersione del fenomeno, anche a fronte di maggiori risposte da parte del territorio – risponde Claudia Forini, del Centro Donne Mantova – le donne si affidano di più, confortate dalla rete. Ma penso anche che ci sia ancora un grande sommerso».

La rete è importante, però il primo passo per uscire dal cerchio della violenza resta la consapevolezza di chi la subisce, senza più riconoscerla come tale. Perché i maltrattanti sono abili a tessere la loro rete. E a poco servono la cultura, il titolo di studio o il lavoro: sono un argine fragile.

Secondo i dati del Centro Donne Mantova elaborati dalla psicologa Sonia Tosi, il 69% delle donne prese in carico ha un’età compresa tra i 28 e i 57 anni, il 70,5% è di nazionalità italiana, più della metà ha un partner, il 71,3% ha almeno un figlio e il 48,8% un lavoro. In cima al tipo di violenze vissute e riferite resistono quelle psicologiche (89,9%), seguite da quelle fisiche (50,4%) ed economiche (48,1%), e da atti persecutori (17,8%). Spesso intrecciate in un groviglio di ferocia.

Groviglio che non risparmia nemmeno le giovanissime, adolescenti di 16, 17 anni allacciate da relazioni malate a maschi gelosi fino all’asfissia, capaci d’inviare anche 300 messaggi al giorno. Amore? No, controllo ossessivo. È bene ricordarselo, soprattutto nel giorno di San Valentino, con la sua melassa che tutto copre e confonde. «C’è bisogno di lavorare fin dalle scuole dell’infanzia» osserva Forini. E tanto possono fare anche i maschi non maltrattanti, schiacciati «da un sistema patriarcale che si nutre di stereotipi».

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