«Noi, padri e madri di disabili gravissimi ricattati sulla scuola»

Lo sfogo di un genitore di Mantova contro le modifiche della Regione: «Contributo azzerato perché mio figlio va alla materna»

MANTOVA. Si sente vittima di un “ricatto”, e pure al ribasso, che suona più o meno così: se tieni tuo figlio disabile gravissimo a casa, ti diamo 400 euro al mese, altrimenti, se lo mandi alla materna, niente assegno. Un ricatto ancora più sgradevole – denuncia il padre, Michael Ferri – perché arriva dalla Regione e perché minaccia di polverizzare due diritti in un colpo solo, quello all’assistenza e l’altro alla scuola.

Al ribasso, il ricatto, perché fino all’anno scorso l’assegno era di 900 euro, asciugato a 600 euro se il bambino frequentava la scuola per più di 14 ore alla settimana. E anche il voucher mensile da 500 euro per pagare un educatore o un operatore socio sanitario è in bilico (vedi alla voce “supporto socio-educativo”). Vero, la contestatissima delibera regionale che tagliava il sostegno ai caregiver (i familiari che si dedicano all’assistenza a tempo pieno) è stata congelata, ma non è chiaro come verrà riproposta, se sarà migliorativa o, addirittura, peggiorativa. L’appuntamento è il 18 febbraio in commissione Sanità, quindi le nuove regole dovranno ripassare dal consiglio.


«Stanno giocando sulla pelle di bambini che hanno necessità di assistenza continuativa – denuncia Ferri – temiamo che vogliano prenderci per sfinimento, ma noi non arretriamo». Il “noi” si riferisce alle famiglie che si sono messe di traverso rispetto a una delibera che, traducendo l’imperativo di ripartire il Fondo nazionale per le non autosufficienza in modo da appianare le diseguaglianze territoriali, ha operato un taglio orizzontale.

Per assistere il figlio di 4 anni affetto da Sma, Michael non lavora e lo segue anche a scuola: l’acronimo sta per atrofia muscolare spinale, malattia feroce che sfilaccia nervi e muscoli senza frenare lo sviluppo della mente. «La scuola non c’entra niente, perché negarci anche questo diritto? – non si dà pace il papà di Roncoferraro – Ci è stato risposto che sono aumentati i casi di disabilità e mancano i soldi, allora perché non delegare alle Ats l’elaborazione di progetti individuali, modulando i fondi alle esigenze di ciascuno? Siamo disorientati, ma non molliamo». Il finale è amaro: «Se ci obbligheranno a tenere i nostri figli a casa, e con meno soldi, non sarà certo un mondo migliore». 

L'assessore regionale: i tagli sono una bufala

«Il taglio ai fondi per i disabili? Una bufala che crea inutile confusione e allarmismo verso i beneficiari e le famiglie». Così dichiarava nei giorni scorsi l’assessore regionale Stefano Bolognini, replicando a muso duro ai consiglieri d’opposizione.

«Le risorse già stanziate nel 2019 dalla Regione Lombardia sul fondo disabili gravi e gravissimi sono state confermate nel 2020. Non si può quindi parlare di tagli». I nuovi limiti - osservava l’assessore – derivano dall’adeguamento a una norma statale. Avrà modo di motivare la delibera, approvata il 23 dicembre e poi rimbalzata nuovamente in commissione Sanità, dove Bolognini è atteso dopo l’assenza della scorsa settimana. Quali i nuovi limiti? La soglia di 50mila euro di reddito Isee per accedere al contributo e l’abbassamento del livello essenziale di prestazione a 400 euro.

 

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