La carica delle centenarie, ecco le imprese storiche

Dal calzolaio al garzone di cappelleria: 17 storie di una volta che continuano oggi. L’azienda più antica è del 1801: «Paura della responsabilità? Non ci si pensa»

MANTOVA. Il giorno è di festa e sollievo: si sta come resistenti in un mercato che ha smarrito la memoria e tagliato le radici. Un mercato dove il 70% delle imprese si dissolve con la prima generazione, e sono pochissime quelle che reggono all’urto della seconda. Per questo arrivare al traguardo delle sei ha del miracoloso, racconta di una tenacia commovente. Più forte dei capricci delle mode e pure delle ruggini familiari. La festa è per l’iscrizione di 17 aziende mantovane al registro nazionale delle imprese storiche, in attività da almeno un secolo. Una nuova infornata che porta a 39 la truppa delle mantovane, su un totale di 2.552.

Commosso lo è pure il presidente della Camera di commercio, che devia dalla traccia del discorso ufficiale per arruolarsi a pieno titolo nella schiera dei resistenti. Carlo Zanetti racconta del bisnonno che andava a prendere i formaggi in Svizzera col carretto e il cavallo. La chiave del successo e della longevità di queste imprese centenarie? «La dedizione, certo, ma anche la reputazione». Lette in fila, le storie di queste 17 imprese storiche mantovane raccontano di un mondo difficile, pericolosamente inclinato da due guerre, ma ancora vergine e ricco di possibilità, aperto all’iniziativa dei coraggiosi. I “folli e affamati” di Steve Jobs. Oggi come ieri. Forse più ieri di oggi.


Correva l’anno 1917 quando Eugenio Formizzi decise d’interrompere la tradizione della sua famiglia di pescatori: era bravo a riparare le barche e s’inventò falegname, aprendo bottega nello scantinato di casa. Nel 1916 il Bar Posta di via Roma era un ufficio postale con annesso bar, formula che oggi suonerebbe modernissima: ci resta il bar caffetteria, che propone il giro del mondo in 500 tipi di caramelle. E ancora, sfogliando l’album di famiglia dell’economia mantovana s’incontrano: la Grafica Baruffaldi (1914); il Bar Brasile, nato come torrefazione e latteria nel 1914; l’azienda Simonini Ciro di Pegognaga (1913), avviata come attività di conduzione macchine agricole per conto terzi; la Levoni di Castellucchio (1911) che ha messo le ali ai maiali (la storia del logo va cercata nell’esposizione internazionale di Londra del 1913).

Tre le farmacie ultracentenarie: di Piero Zanella a Revere (1889), di Marco Cavarocchi a Marcaria (1835), di Chiara e Rita Guidotti a Sustinente (1835). Nel 1909 l’albergo ristorante “Alla Vittoria da Renato” fu la prima locanda di Solferino a offrire ospitalità ai viandanti che visitavano l’ossario. Nel 1802 la Trattoria ai Colli, gestita oggi da Gino Stefanoni e Alessandra Cerini, offriva anche uno stallo per cavalli. Ad aprire la macelleria Panazza in centro a Ostiglia, nel 1890, furono i figli di Arnoldo, commerciante in carne e bestiame.

Silvio, fondatore della società Barozzi Vernici, cominciò con un piccolo emporio a Revere, poi si mise a produrre le prime antiruggine e idropitture in polvere. Riccardo Ziliani mosse i primi passi come garzone in una cappelleria a Brescia, poi si mise in proprio e, tornato a Canneto, aprì un berrettificio. Dal capomastro Giacomo all’ingegnere Francesco, la Bottoli costruzioni ha modellato l’aspetto di Mantova. Giacomo Antonio faceva il calzolaio a Castel d’Ario e dove produceva zoccoli in legno: oggi le scarpe Astorflex sfilano a Parigi. L’ultimo a ritirare l’attestato d’iscrizione al registro delle imprese storiche è Giovanni Pacchioni. La sua azienda agricola è attiva a Gonzaga dal 1801. Domanda: non spaventa un po’ la responsabilità di una storia lunga 218 anni? «Non ci si pensa troppo e si va avanti nella tradizione». Stay hungry, stay foolish.
 

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