Traffico illecito rifiuti: sequestrata la General Rottami di Castiglione

L’azienda ha sede in piazza Dallò e impianto a Montichiari. Per l’accusa mescolava scarti ferrosi e inquinanti

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Gli operai continuavano a lavorare all’interno del capannone chiuso. Convinti di essere al riparo da sguardi indesiderati. Non sospettavano che sopra le loro teste una telecamera nascosta filmava tutte e loro azioni. L’ingresso dei rottami che dovevano essere lavorati. È l’uscita dei camion con gli stessi scarti metallici che non avevano subito alcun tipo di lavorazione. Ma qui scattava il “trucco”.All’interno del carico si creava un effetto “sandwich”. Al rifiuto non recuperato, i dipendenti aggiungevano ulteriori rifiuti, come , terreno contaminato da PCB, inquinanti simili alla diossina, o sostanze polverose, occultati e miscelati all’interno del carico in uscita e quindi destinati all’utilizzatore finale.

Le operazioni illecite sono state filmate a Montichiari, all’interno del capannone della General Rottami, una srl con sede a Castiglione, in piazza Dallò 23. Il socio e amministratore unico, Daniel Pavoni, è stato denunciato assieme ad altre 12 persone. Per lui l’accusa è di illecito a vario titolo nella gestione dei rifiuti. Scattati anche il sequestro preventivo dell’impianto di trattamento rifiuti dell’unità locale di Montichiari , la nomina di un amministratore giudiziario ed il sequestro di 15 veicoli di proprietà della società.


L’operazione Dirty Waste (rifiuti sporchi) è stata condotta dalla Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Brescia e coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia.

Tutto sarebbe partito dal controllo di un camion in uscita. Dalle prime investigazioni sono emerse numerose anomalie nella modalità di esecuzione delle lavorazioni e delle operazioni preliminari sul trattamento dei rifiuti dell’impianto della General Rottami. In sostanza, da quanto accertato la ditta si sarebbe offerta sul mercato per fare attività di recupero di rifiuti, che riceveva da molteplici conferitori. Invece di trattarli, trasformandoli in un “non rifiuto” , li rivende tali e quali al successivo utilizzatore «godendo di un ingiusto risparmio di costi a scapito dei principi di tutela e salvaguardia dell’ambiente». Dall’azienda il rifiuto usciva identico a come entrato, ma spacciato per “non rifiuto”. Ora le indagini proseguono per accertare il ruolo delle altre aziende coinvolte nel giro.




 

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