«Evitare l’uso del cellulare in consiglio»: è polemica

OSTIGLIA. Niente cellulari in consiglio comunale, ma anche stop alle interazioni con il pubblico. Nonostante le rimostranze della minoranza, che ha votato contro, il nuovo regolamento del consiglio comunale è passato l’altra sera a maggioranza introducendo limitazioni alle possibilità di informazione e dialogo dei consiglieri. «Ci ha meravigliato e lo abbiamo ribadito con forza - spiega il capogruppo d’opposizione, Fabrizio Borghi -. Alcuni articoli sono lesivi della libertà personale. In particolare la non opportunità di usare i cellulari, tenendo presente che li usiamo sempre silenziati, e l’assoluto divieto di interazione fra noi e il pubblico “con qualsiasi mezzo”. Quasi ad incolparci di interloquire con il pubblico, peraltro sempre scarso, tipo quiz televisivo. Abbiamo fortemente contestato questi punti proprio perché ognuno di noi ha attività e famiglie con cui restare in contatto, ricevere messaggi silenziosi o dover usare il cellulare per ricerche veloci su internet seduta stante. Ora anche in Parlamento è consentito, quindi ci chiediamo ma di cosa hanno paura gli amministratori?».

«Il solo scopo - prosegue Borghi - è quello di metterci lì seduti, buoni, con tempi contingentati per interventi e risposte: una sorta di dittatura imposta dalla maggioranza! La minoranza deve stare zitta e basta». . La maggioranza aveva preliminarmente chiesto un contributo sul regolamento all’opposizione: «Abbiamo mandato le nostre proposte, ma nemmeno una mezza frase è stata accettata e quindi inserita nel regolamento - attacca Borghi -. Ricordiamo che la minoranza non è chiamata a governare, ma a controllare l’operato di sindaco e giunta che hanno il compito di portare avanti il programma. Questo per chiarire i ruoli all’assessore Rivaroli che dopo 9 mesi sembra avere le idee confuse circa queste posizioni».

Saltata la modifica dello statuto, «perché si rischiava di non avere il numero legale», il consiglio ha discusso dell’istituzione del fondo alle attività economiche. «Peccato che siano esclusi i subentri in attività esistenti e pure chi dovesse riaprire una attività cessata - conclude Borghi -. La motivazione dell’assessore è che è così lo schema nazionale del Decreto crescita. Per noi era meglio allora pensare ad altre agevolazioni non quindi legate alla riduzione del 70% dell’Imu e della tassa pubblicità che non implicassero tali esclusioni. Ovvio che occorrerebbe avere più fantasia e più conoscenze che la giunta non ha mostrato». —

Fr.R.

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