Ricercatore di Levata si autoisola in Romania

Il 38enne Luigi Malagò: «Disposizioni divergenti, ma ho deciso di stare in casa» L’ambasciata italiana: «Scelta volontaria». L’autorità romena: «Obbligatorio»



L’incertezza, il timore di finire in qualche guaio e l’invito esplicito dai colleghi a non farsi vedere troppo in giro, perché chi arriva dalla Lombardia è decisamente sgradito. Così vivono in queste ore molti italiani all’estero ed è quello che sta succedendo a Luigi Malagò, 38enne ricercatore di Levata di Curtatone che da tre anni e mezzo lavora a Cluj-Napoca, in Romania. E che da lunedì è costretto nei quaranta metri quadrati di casa sua. Nel suo racconto, i messaggi contrastanti avuti dalle autorità dei due paesi si traducono in incertezza. E, nel dubbio, meglio starsene in casa. «Sono partito lunedì mattina dall’aeroporto di Orio al Serio diretto a Cluj-Napoca dopo un weekend passato con la famiglia a Levata – racconta Malagò –. Avevo letto sui giornali italiani che la Romania aveva deciso di mettere in quarantena chi arrivava dalle zone a rischio, ma sembrava che fossero considerate tali solo le aree dei focolai, come mi sembrava logico, e non le intere regioni del Nord. Una volta sbarcato, sono stato portato in un’ala dell’aeroporto di solito inutilizzata e ora sfruttata per i controlli sanitari. Mi hanno misurato la temperatura e fatto compilare un questionario in cui ho dovuto comunicare i miei recapiti e dove ero stato nelle settimane precedenti. Poi sono stato lasciato libero».


Subito libero di muoversi: allora non ci sono divieti? «Apparentemente no, perché è chiaro che se nessuno né alla partenza né all’arrivo ti comunica niente di diverso, tu pensi che non ci siano restrizioni – spiega ancora Malagò, che lavora per un istituto privato che fa ricerca nel machine learning con il sostegno di fondi comunitari –. Per scrupolo però ho avvisato il mio datore di lavoro che mi ha subito detto di rimanermene a casa. Ho iniziato a cercare informazioni rivolgendomi al consolato e per oltre ventiquatt’ore sono rimasto senza risposte. Nel dubbio, in attesa di chiarimenti, sono rimasto in casa per evitare guai». Sul sito dell’ambasciata italiana, intanto, una formula equivoca: chi arriva dalla Lombardia deve «sottoporsi a isolamento volontario». Un dovere o una libera scelta? Le risposte arrivate nel pomeriggio di ieri dal consolato e dalle autorità sanitarie romane, a più di 24 ore dallo sbarco, sono divergenti: per il ministero italiano, l’isolamento è volontario; per la direzione di sanità pubblica di Cluj-Napoca, l’isolamento è coatto perché c’è il rischio, per chi arriva dalla Lombardia, di essere entrato in contatto con qualcuno uscito dalla zona rossa. «A questo punto ovviamente resterò in casa, anche perché posso lavorare anche da qui, ma mi sarei aspettato più chiarezza» commenta Malagò.

Che racconta anche del clima di sfiducia e sospetto verso gli italiani e non solo: «I miei colleghi mi hanno fatto capire che la mia presenza in ufficio non è gradita. Sia perché temono il contagio ed è passata l’immagine che l’Italia non abbia gestito al meglio la situazione, sia perché qui la fiducia verso le autorità sanitarie locali non è altissima. E allora nessuno vuole rischiare». —

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