Il presidente del collegio infermieri: «Senza di noi la sanità non sta in piedi»

Guandalini: «Ma ci si accorge che siamo indispensabili solo nelle grandi emergenze». Appello per il rifornimento dei dispositivi di sicurezza 

MANTOVA. «Ancora una volta gli infermieri stanno dimostrando che sono indispensabili per far funzionare il sistema sanitario nazionale». Andrea Guandalini, presidente del collegio Ipasvi di Mantova, l’ordine delle professioni infermieristiche, ripete il messaggio da anni ma oggi lo rimarca con ancora più forza.. «L’emergenza coronavirus ha messo in evidenza l’impegno, lo sforzo e la competenza degli infermieri nell’assistenza specialistica e intensiva ai cittadini affetti dal nuovo virus. La carenza di infermieri, la dedizione e la passione che questi professionisti della sanità mettono in campo è da anni richiamata dagli Ordini professionali all’attenzione delle istituzioni e dei media e sorprende che si sia dovuta attendere una emergenza sanitaria di questa portata per apprendere mediaticamente che non è possibile alcuna sanità senza infermieri».

«Come Ordini degli infermieri lombardi stiamo collaborando incessantemente con le istituzioni nazionali e regionali relativamente all’emergenza di questi giorni, sostenendo le misure adottate anche laddove abbiamo preso solo atto di interventi che suscitano dubbi e perplessità quali, per esempio, le modalità di reclutamento in emergenza del personale infermieristico. Come la chiamata degli infermieri in pensione e l’affrettata anticipazione delle sessioni di laurea».


Ma Guandalini pone l’accento anche sulle «tante segnalazioni dei colleghi relativamente alla esiguità dei dispositivi di protezione individuale e alla difficoltà a disporne per potere svolgere il proprio lavoro di assistenza in sicurezza».

Infine il presidente Ipasvi di Mantova ricorda le parole pronunciate dall’assessore regionale al welfare Giulio Gallera di pochi giorni fa: «Gli anziani over 65 anni limitino le uscite». «Non ci sono solo gli infermieri in ospedale ma anche quelli dei servizi domiciliari, che guarda caso hanno a che fare con pazienti ultra65enni. Sono pazienti che se non possono uscire devono essere assistiti al domicilio. E il carico di lavoro aumenta». —

R.Bo

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