Coronavirus, per i bar di Mantova incassi in calo del 70%: «Ora aiuti da zona rossa»

Il presidente Pedrazzoli: senza interventi resisteremo un paio di settimane. E invita i colleghi a rispettare le regole: vanno evitati gli assembramenti

MANTOVA. Rispetto della regole e sorriso stampato in faccia. Sempre e comunque. Se dovesse scrivere il decalogo del barista ai tempi del coronavirus, Mattia Pedrazzoli, titolare del bar Brasile di via Calvi e presidente cittadino della Fipe Confcommercio, metterebbe questi due punti ai primi posti.

Il sorriso nonostante la preoccupazione per la salute e a dispetto del disastro economico che si sta abbattendo sulla sua categoria. Una bufera violenta e inaspettata che arriva dopo un lungo e generalizzato periodo di crisi. I numeri, raccolti tra i colleghi e presentati ai tavoli istituzionali che in questi giorni cercano di trovare soluzioni, parlano molto chiaro: «Dal mio sondaggio tra i bar del centro storico – racconta – emerge un calo medio degli incassi del 60-70%. Anche i clienti abituali, in moltissimi casi, ci hanno abbandonato. E va ancora peggio ai ristoratori: c’è chi mi ha parlato di un calo del 100%. Significa che si sono ritrovati con la sala completamente vuota».

A questi ritmi, con i margini risicati, il costo del personale e il carico tributario che non si allenta, la categoria non può resistere più di tanto: «Ci sono colleghi che mi hanno chiamato in lacrime. Molti di noi non possono reggere per più di due settimane. Anche perché le spese ci sono comunque e soprattutto ci sono gli adempimenti fiscali: a metà marzo, per esempio, c’è l’anticipo Iva. Cosa facciamo? Per questo, come associazione, chiediamo a tutti i livelli di poter godere delle stesse misure previste per la zona rossa».

A frenare la clientela non sarebbero, secondo Pedrazzoli, soltanto i timori, pur legittimi, del contagio. «Credo che le persone stiano risparmiando un po’ di denaro perché non capiscono cosa potrà accadere nelle prossime settimane. Molte famiglie, poi, stanno affrontando spese aggiuntive: si pensi a chi deve sostenere le spese per la baby sitter. Magari queste persone rinunciano agli aperitivi o alle colazioni al bar».

Alcuni locali, per tentare di salvare una porzione di fatturato, stanno cominciando a pensare alla consegna a domicilio, che però comporta «un investimento in più che non tutti si sentono, in questo momento, di affrontare». La preoccupazione va ben oltre i conti che non quadrano più. Chi si trova dietro al bancone di un bar o chi serve il caffè ai clienti seduti al tavolino, come impongono le nuove regole, incrocia ogni giorno centinaia di persone.

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Una prima linea silenziosa che cerca di tutelarsi come può: «I timori ovviamente ci sono. Siamo molto attenti a sanificare il locale e ci laviamo le mani decine di volte al giorno. Lo facciamo per i nostri clienti e lo facciamo per noi». Per lo stesso motivo, e non soltanto per le multe in agguato, Pedrazzoli rinnova l’invito ai colleghi al rispetto delle regole: «Evitiamo assembramenti di persone in piedi, pericolosi per tutti, aeriamo i locali e vigiliamo sulle distanze. Abbiamo ottenuto di restare aperti, a differenza di altre categorie che non hanno questa possibilità. Il regolamento del ministero va rispettato. La salute viene prima di tutto».

Solo questo? «No, c’è un’altra cosa che ci tengo a dire. Alla categoria chiedo di stare unita, di essere propositiva e spegnere gli allarmismi. Senza raccontare bugie. Lavoro al Brasile da vent’anni: quindici ora al giorno. Amo Mantova e ciò che faccio. E se c’è una cosa che ho imparato è che tra i compiti dei baristi c’è anche quello di sorridere». Sempre e comunque.

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