Farmaci da banco a chi non può pagarseli: la dispensa medica compie sette anni

Ha sede in una stanza della Caritas in via Arrivabene. A ottobre a Roma un importante riconoscimento al progetto  

MANTOVAGuai a chiamarla farmacia. «Siamo una dispensa di prodotti farmaceutici» precisa Loris Rossi, il coordinatore del servizio, che dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12, mette a disposizione di chi non può permetterseli i farmaci da banco.

Proprio in marzo, la dispensa compie sette anni. Tempo di bilanci e di riconoscimenti: lo scorso ottobre il progetto è stato premiato all’evento nazionale “Farmacista più” nell’ambito delle iniziative di solidarietà. Partito un po’ in sordina nel marzo del 2013, nel 2018 ha garantito un migliaio di servizi (una stima per difetto che si basa sui buoni per i farmaci, che non tutti utilizzano) per circa 500 persone. Grazie a un gruppo di volontari che non sgarra mai, nonostante gli impegni familiari e, per i più giovani, il lavoro in farmacia. Adesso la squadra è di otto persone: oltre a Loris, ci sono Marta, Paolo, Susanna, Gianni, Bertilla, Piero e Stefano. La sede è in via Arrivabene, in una stanza messa a disposizione della Caritas, che qui ha anche il centro d’ascolto C. a. s. a. San Simone.


«Nel 2013 – racconta Rossi, farmacista in pensione – siamo partiti con molta circospezione. L’idea non era mia, ma di don Marco Belladelli, assistente spirituale dell’Unione cattolica farmacisti italiani, che nel Mantovano ha una ventina di iscritti. Prima di partire ho preso contatto con le istituzioni professionali, con Federfarma e con l’Ordine dei farmacisti, che allora erano rappresentati da un’unica persona, Giuseppe Fornasa, che ci è stato sempre vicino. Questo è stato fondamentale, perché in altre città iniziative come la nostra sono state frenate».

Conquistato l’ok dei colleghi, il passo successivo è stato la convenzione con la Caritas: Rossi e la sua squadra («Io sono soltanto il coordinatore – spiega – perché tutti sono responsabili di ciò che fanno») ci avrebbero messo la competenza, gratuita, mentre la Caritas avrebbe contribuito con i locali, l’arredamento e le risorse economiche per cinque anni. «L’anno scorso abbiamo ritenuto di farne a meno perché avevamo altre fonti e perché l’8 per mille a volte risulta stretto per la straordinaria presenza di Caritas nel mondo dei bisogni. Non c’è altra istituzione con lo stesso valore, le identiche capillarità e costanza».

Per vedere come strutturare il servizio, con don Marco ha visitato una realtà simile a Roma, in locali della stazione Termini. Come funziona? «Ci muoviamo in base alle richieste dei centri d’ascolto: ce ne sono in quasi tutte le parrocchie della diocesi. E alcuni fanno da collettori delle richieste, come Quistello. Chi ha bisogno va al centro d’ascolto e poi qui arriva la mail con la fotocopia della prescrizione. Dove c’è l’obbligo di ricetta noi la richiediamo, e in questo caso diventiamo a nostra volta clienti di alcune farmacie amiche che ci fanno condizioni economiche da volontari. Abbiamo la solidarietà di tutti i farmacisti mantovani».Tra i prodotti più richiesti ci sono alcuni integratori: «Per certe patologie gli stessi specialisti li prescrivono e spesso costano molto perché non hanno un prezzo amministrato».

A Roma è stato attribuito il premio alla solidarietà Cosimo Piccinno al progetto, che l’ha spuntata su oltre 40 iniziative. «Il nostro servizio ha vinto a pari merito con quello di Roma che ero andato a visitare prima di partire. È un grande stimolo a proseguire». –

 

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