Costi gonfiati, la Bertani sotto inchiesta

Truffa dei viaggi fasulli, il rappresentante della ditta di trasporti indagato con la contabile della società cliente di Montichiari

CASTIGLIONE. L’accusa è pesante: quella di un accordo sotto banco tra l’impresa di trasporti e l’impiegata di una società cliente per gonfiare le fatture. Il risultato? In undici anni – stando alle carte della Procura di Brescia – la Bertani Trasporti spa di Castiglione delle Stiviere avrebbe indebitamente intascato dalla Cartiera del Chiese di Montichiari poco meno di 44 milioni di euro in più del dovuto.

Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, depositato lo scorso 23 gennaio, il sostituto procuratore di Brescia, Carlo Pappalardo, individua due indagati per truffa in concorso: Ivana Moratti, 59 anni, bresciana di Montichiari, contabile della Cartiera del Chiese fino al suo licenziamento, avvenuto nel dicembre del 2015; e Sergio Bertani, 64 anni, legale rappresentante della Bertani Trasporti che la Procura considera «determinatore, complice e beneficiario del profitto» della presunta frode.

Impossibile, nonostante i ripetuti tentativi fatti attraverso i legali e il rappresentante della Bertani trasporti, avere una versione dei fatti diversa da quella accusatoria. Resta il fatto – è necessario in questi casi sottolinearlo – che la vicenda giudiziaria deve fare il suo corso e la presunzione di innocenza restare un timone per l’osservatore. .

I costi di trasporto sotto esame della Procura di Brescia sono quelli che vanno dal 2005 al 2015, in cui alla Cartiera del Chiese – realtà produttiva che dà occupazione a 300 persone con una presenza sui mercati di Europa, Medio Oriente, Africa e Sud America – sono stati fatturati dalla Bertani importi per 66 milioni e 842mila euro.

Secondo l’accusa i costi di trasporto che in questi undici anno avrebbero dovuto essere fatturati dalla Bertani «in ragione dei viaggi effettivi che risultano dai documenti estratti dal gestionale di Cartiera del Chiese» ammontavano invece a poco più di 23 milioni di euro. La differenza, e quindi la cifra illecitamente percepita dalla società di trasporti castiglionese è calcolata in circa 43 milioni e 839mila euro. Tradotto: La Cartiera del Chiese avrebbe per anni pagato per i suoi 400-450 viaggi al mese, più o meno il triplo della tariffa concordata. E questo perché?

Sempre seguendo il teorema accusatorio espresso nell’avviso di conclusione delle indagini, a carico della società di Montichiari veniva fatturato «un numero di viaggi superiore rispetto a quelli effettivamente eseguiti, inducendo così in errore la predetta società sul numero delle prestazioni di viaggio ricevute dalla società Bertani Trasporti spa nonché sulle tariffe». L’ipotesi è che la persona incaricata di verificare tariffe e fatture in Cartiera, e cioè Ivana Moratti, era la stessa che compilava materialmente la lista dei viaggi. Una lista che per anni sarebbe stata falsificata – lo ripetiamo, questa al momento è un’ipotesi d’accusa – per aumentare su carta il numero dei viaggi. E quindi ottenere, con una singola spedizione, una moltiplicazione dei costi a carico del cliente e quindi del profitto per la Bertani.

L’irregolarità dei conti all’origine dell’inchiesta giudiziaria che pesa sul legale rappresentante della Bertani Trasporti e sulla ex contabile della Cartiera del Chiese è emersa nella primavera del 2015 quando la società di Montichiari ha deciso, attraverso un sistema informatico dedicato, di automatizzare le procedure di contabilità per la gestione del magazzino e dei costi, compresi quelli relativi al trasporto. I primi sospetti di irregolarità sono nati dal raffronto delle due liste dei viaggi dell’ottobre 2005, quella trasmessa dalla Bertani e quella allegata nella contabilità della Cartiera, prodotta e archiviata dalla contabile di Montichiari: quest'ultima riportava un ingente numero di viaggi non contenuti nella lista trasmessa dalla Bertani. Quindi, fasulli.
 

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