Mantova, sono gli anziani soli che rischiano di più il contagio

Le testimonianze dei volontari: "Hanno paura del coronavirusa, ma spesso escono per non deprimersi". L'appello di Auser e assessore al welfare: «Restate in casa, i servizi domiciliari ci sono»

MANTOVA. Escono. Sono la categoria più a rischio, ma non ce la fanno (a volte non possono) a restare tappati in casa, magari da soli, per tutta la giornata. Li vedi, molti anziani, camminare per strada in questi giorni di emergenza e di alto rischio di contagio da coronavirus. Ovvio che non stiamo parlando di tutti gli over 70, ma in questa Mantova semideserta, se ne incrociano diversi per strada. Troppi per la situazione. E stanno correndo rischi seri.

«Non posso che rilanciare l’appello serio e da seguire: rimanete a casa e se avete bisogno rivolgetevi ai servizi comunali che possono portarvi a casa la spesa o i farmaci». A parlare è l’assessore al Welfare, Andrea Caprini, che proprio ieri pomeriggio si trovava con i volontari del Sepris mentre preparavano i pacchi da portare a casa di anziani. «Ne hanno consegnate 15 martedì e 30 oggi – dice Caprini – gli anziani , lo sappiamo, rischiano parecchio e devono restare in casa per evitare rischi di contagio . Vale per tutti ovviamente, ma per loro in particolare. Lo devono alla loro salute, che viene prima di tutto, e alle strutture ospedaliere che stanno facendo un lavoro eccezionale e che sono al limite».


Il motivo che spinge una persona a rischi ad uscire ugualmente non è misterioso. C’è chi deve far fare la passeggiata al cane, fare spesa , ma anche, semplicemente, uscire per trovare un po’ di serenità e per non sentirsi recluso. vale per tutte le età, ma per un anziano solo questa componente può essere recepita come prioritaria. Tanto da vincere la paura che questo contagio sta generando tra gli anziani.

«La maggior parte conosce bene i rischi ed è ben informata su cosa sta accadendo – spiega Edoardo Chiribella, presidente dell’Auser provinciale – e poi bisogna sempre ricordare che parlare di “anziani” può essere fuorviante, visto che come logico, ci sono situazioni diversificate. Detto questo, le persone che seguiamo direttamente manifestano grosse preoccupazioni e spesso paura per questo contagio. Ovviamente non possiamo svolgere il servizio di visita domiciliare, ma contattiamo telefonicamente gli anziani più fragili. Chi tra loro vive solo è più esposto alla paura e dobbiamo stare ben attenti a evitare il sopraggiungere di fenomeni depressivi. Molti escono proprio per questo».

Per prendere aria, ma anche per non perdere contatto con la “normalità”. Nei giorni scorsi un volontario Auser ha accompagnato un anziano al suo ingresso in una rsa. «La prima cosa che gli ha chiesto è stato di poter bere un caffè – racconta Chiribella – per il piacere di fare una cosa normale e di non essere più solo». 

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