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Coronavirus: e chi non ha una casa? Tutto esaurito al dormitorio di Mantova

La struttura gestita da Aspef si adegua ai tempi dell'emergenza e dota i senzatetto di mascherine e disinfettanti. Sono 34 le persone ospitate e non è possibile accoglierne di nuove. Il responsabile: "Seguono le direttive anti-contagio"

Nicola Corradini
1 minuto di lettura



«State a casa». È la parola d’ordine che ci sentiamo ripetere ogni giorno dalle autorità e che ormai, un po’ tutti, seguiamo. Ma c’è chi la casa non ce l’ha. Per loro, l’appartamento, è costituito da un letto, un armadio e un comodino all’interno di una stanza che condividono con altre persone nel dormitorio di Valletta Valsecchi gestito da Aspef. Che, per fortuna, era già attrezzato con due strutture esterne per il consueto piano freddo invernale. Spazi che ne hanno aumentato la capienza e che hanno permesso, in questo periodo di emergenza da coronavirus, 34 persone.

«Per loro, in questa fase, il dormitorio è diventata una casa vera e propri dove riusciamo ad applicare una serie di misure protettive come la distribuzione di mascherine, guanti e disinfettanti. Il problema è che non possiamo accogliere altre persone, in particolare se si tratta di senzatetto nuovi, di cui nulla sappiamo. Non possiamo farlo per rispettare le pratiche di riduzione delle probabilità di contagio». A parlare è Fabio Quadri, responsabile della struttura di via Ariosto, che conta su quattro operatori e il personale delle pulizie. Una struttura pensata per dare ospitalità a persone che per i motivi più disparati si trovano ai “margini”. C’è chi lavora saltuariamente, chi è immigrato e non ha trovato la fortuna che sperava, chi ha problemi di alcol. Persone che per scelta o per sventura si trovano a vivere alla giornata e che conoscono la strada e i suoi rifugi. Persone che, in caso di contagio da coronavirus (come da altre patologie) si troverebbero con minori strumenti per difendersi (e per proteggere gli altri dal contagio).

«Già, ma adesso sono qui e devo dire che la maggior parte di loro è pienamente consapevole dei rischi e sa come comportarsi – dice Quadri – in questo periodo abbiamo tolto l’obbligo di lasciare la struttura alle otto del mattino per consentire loro di rimanere in casa. Certo, siamo una struttura sociale, non sanitaria. Abbiamo stanze da 4 e 6 posti. I letti sono distanti tra loro oltre il metro e gli ospiti usano il disinfettante che distribuiamo. Non possiamo offrire di più, ma credo sia utile per loro e per la comunità». E se qualche senzatetto sconosciuto bussa alla porta? «È capitato, non abbiamo potuto accoglierli – dice Quadri – ma è stata trovata una sistemazione fuori dalla struttura». Il dormitorio non può fare di più. Ma è già molto. —



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