Le case di riposo si appellano al prefetto: «Aiuti per gli anziani»

Venticinque strutture di città e provincia sono allo stremo: «Ci servono mascherine, farmaci e personale»

MANTOVA. Un bollettino di guerra. La conta degli ospiti delle case di riposo che hanno i sintomi della polmonite da coronavirus è impietosa. I casi crescono, confermati di volta in volta dai risultati dei tamponi, e aumentano i numeri di chi non ce la fa. I gestori delle strutture, però, non si rassegnano e si appellano al prefetto, Carolina Bellantoni.

Chiedono di essere aiutati a curare il loro ospiti e a tutelare la salute dei lavoratori. La lettera è stata scritta, in maniera congiunta, da A.Pro.m.e.a. (Associazione mantovana provinciale enti assistenziali) e da Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale), presiedute da Mara Gazzoni e Adriano Robazzi. Le due sigle rappresentano 25 centri in tutta la provincia, con circa duemila posti letto, oltre ai servizi domiciliari, diurni e ambulatoriali, e danno lavoro a circa 1600 persone.


Fin dall’inizio, le strutture hanno vietato l’accesso a parenti e visitatori e sospeso i servizi non essenziali, “per recuperare personale e materiali e limitare gli spostamenti degli operatori”.

Non è bastato: il Covid-19 è riuscito a entrare, quasi ovunque. E ora sono le stesse Rsa a doversi occupare dei malati. “A causa della drammatica situazione degli ospedali - scrivono nella lettera al prefetto - i nostri pazienti spesso non ottengono il ricovero ospedaliero perché con modeste probabilità di sopravvivenza. D’altra parte, all’interno delle nostre strutture non disponiamo di reparti intensivi, né di infettivologi, pneumologi o virologi”. A tutto questo si aggiungono le preoccupazioni per i lavoratori, perché è difficile, se non impossibile, trovare le mascherine e gli altri dispositivi di protezione, e le difficoltà a gestire i turni, a causa di un’impennata delle assenze per malattia.

Un esempio: nella Rsa della fondazione Mazzali, in via Trento, i positivi acclarati sono già una ventina, ma ieri erano in attesa di nuovi tamponi. Abbiamo dovuto creare due nuclei dedicati, completamente isolati dal resto - spiega il direttore, Paolo Portioli - e stiamo acquistando mascherine ovunque, a prezzi esorbitanti. I nostri dipendenti sono molto preoccupati, per gli anziani e per loro stessi. E fatichiamo a trovare personale per sostituire chi sta a casa”. Quattro le richieste su cui si soffermano nel documento. Come prima cosa, chiedono al prefetto di interessarsi per facilitare il reperimento dei dispositivi di protezione nelle quantità e qualità adeguate. Altro tema è la condivisione delle indicazioni terapeutiche da parte dell’azienda ospedaliera, con riferimento a “gestione, monitoraggio e terapia dei pazienti positivi”.

Dall’ospedale, vorrebbero ottenere anche la fornitura dei farmaci antivirali presenti nei protocolli terapeutici per Covid -19, in modo da garantire "cure il più possibile adeguate per gli ospiti positivi". Sollecitano, poi, l’elaborazione, con le autorità sanitarie locali, di un “piano di emergenza in caso di riduzione del personale al di sotto dei livelli minimi per garantire i turni di lavoro”. 

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